giovedì 25 maggio 2017

DITTICO FUORI/DENTRO


AUTORITRATTO LA SFINGE (collage)/ SENZA TITOLO (presenza)






 La sfinge  è una figura mitica che appare in moltissime culture, dal sud est asiatico, passando attraverso la Grecia per arrivare alla nota sfinge egizia della piana di Giza.
Numerose tradizioni e miti sono collegati a questa enigmatica figura, pensiamo per esempio alla sfinge custode dell'ingresso della città di Tebe, il cui indovinello dette del filo da torcere ad Edipo.
La sfinge simboleggia l'enigma dell'esistenza stessa.
Entrare in contatto con la dimensione interiore che racchiude il simbolo della sfinge è un'esperienza importante di crescita nel cammino di conoscenza di se stessi perchè il simbolo della sfinge arriva nel momento in cui si accetta di abbandonare il territorio del conosciuto e, per amore di conoscenza o, come nel mio caso, per necessità, ci si addentra nel mistero. La sensazione che si prova è quella di lanciarsi senza paracadute che poi è l'unico modo certo per scoprire se le tanto sudate ali che ci siamo costruiti sono adatte per il volo.
Come elemento appartenente al piano simbolico, la Sfinge ha una valenza universale, la si trova dentro di noi, ma i segreti che cela appartengono a tutti.
La sfinge è una guardiana quindi, una guardiana femminile che custodisce un segreto. Nella mia esperienza la sua figura ha la stessa funzione delle divinità irate che stanno a protezione dei templi o dei gargoile delle cattedrali gotiche.
La sfinge è una presenza interiore silenziosa che c'è, ma non si vede, non può essere "evocata" in nessun modo, essa compare con tutta la sua potenza nel momento in cui qualcosa o qualcuno arriva al suo cospetto e questo non è detto che accada. Si può vivere una vita intera senza minimamente avvertire la presenza di questa guardiana invisibile.



La cosa interessante è che la sua funzione esula da qualsiasi tentativo di controllo o "raggiro" e soprattutto il fatto di manifestare la sua presenza attraverso un quadro per esempio, non vuol dire esserne padroni.
Incontrarla significa prendere atto che esiste e vive di vita propria...sicuramente ama la luce e la chiarezza e custodisce tesori importanti, tesori dei quali non possiamo avere esperienza finchè non saremo riusciti a passare attraverso di lei. Risolvere l'enigma della Sfinge diventa quindi una vera e propria prova, l'esito positivo o negativo è ininfluente ai suoi occhi, come tutto ciò che appartiene al mondo invisibile, la Sfinge c'è sempre stata e sempre ci sarà, fa parte di quella realtà che sfugge ad ogni tentativo di spiegazione logico-razionale.
 Come una guardiana della soglia segue leggi e logiche delle quali l'uomo, ordinariamente, è ignaro.

Questa tela è accompagnata da un'altra, insieme formano un dittico e creano un movimento percettivo. Come la sfinge cattura l'attenzione e porta dentro, il quadro che la accompagna svolge la funzione esattamente opposta, si protende verso l'osservatore, esce e va incontro. Sono due movimenti opposti dell'anima, entrare e uscire, che rappresentano esattamente l'esperienza che vivo.



 SENZA TITOLO (presenza) nasce in seguito all'incontro con una figura che ha assunto nel tempo un ruolo centrale nella mia vita. Una figura di luce, sulla natura della quale preferisco non scendere troppo in dettaglio perchè nemmeno io so bene circoscriverla in una definizione. Mi limito quindi a dire che ha avuto e continua ad avere nel mio vissuto una funzione salvifica ed equilibrante perchè costituisce una guida e una fonte continua di preziosi suggerimenti su come affrontare le difficoltà sollevate dalla presenza della sfinge. Laddove l'una applica freddamente una Legge che può apparire spietata, l'altra interviene a colmare i vuoti e le desolazioni attraverso flussi di amore e comprensione infiniti.
Laddove una chiude e si ritrae, l'altra apre e va incontro. Grazie a questa presenza ho potuto avvicinarmi all'esperienza di cosa sia l'Amore: una frequenza vibratoria altissima, capace di trasformare completamente l'essere per farlo accedere a piani di Coscienza superiori.
Credo che l'una non possa esistere senza l'altra e io, come canale, mi trovo in mezzo, indossando le maschere che le varie situazioni della vita richiedono.




mercoledì 24 maggio 2017

AUTORITRATTO TONAL/NAGUAL (ALICE NEL PAESE DELLE MERAVIGLIE)




Tonal e Nagual sono due concetti appartenenti alla tradizione degli stregoni amerindi, ripresi poi da Carlos Castaneda in quanto termini fondamentali dell'insegnamento del suo maestro Don Juan e che trovano molte corrispondenze nelle scoperte della fisica quantistica.
Con Tonal si intende il mondo, la realtà come comunemente ci appare, la visione del mondo personale, simile ma non identica a quella degli altri nostri contemporanei e conterranei.

“Il Tonal è un’isola- dice Don Juan a Carlos Castaneda – Possiamo dire che il Tonal è come il piano di questo tavolo. Un’isola. E su quest’isola abbiamo tutto. Quest’isola  è infatti il mondo [...] il Nagual è là tutt’intorno all’isola, là dove il potere  si  libera [...]  per il Nagual non c’è descrizione,  non parole, non nomi, non sensazioni, non sapere”.

Questa descrizione è molto pertinente a spiegare l'esistenza di tutto un mondo intorno a noi del quale siamo inconsapevoli solo per il fatto che non sappiamo prestargli attenzione.
Scoprire l'esistenza di una realtà parallela a quella cosiddetta ordinaria significa vedere la propria vita cambiare completamente perchè una volta scoperta questa dimensione non si può più tornare indietro o far finta che non esista. Quando la porta si apre e siamo entrati, non possiamo che andare avanti.
Andare avanti significa integrare le due parti dentro di sè e la cosa non è facile.
Bisogna imparare a gestire l'entrata in questa realtà nuova perchè, se all'inizio la sua scoperta è affascinante e la curiosità spinge a immergervisi completamente, le sue regole e la sua esistenza entrano in conflitto con l'ordinarietà e gli impegni del cosiddetto quotidiano.
Altra difficoltà è l'assoluta assenza di certezze che caratterizzano questa dimensione. Siamo abituati a nutrirci di illusioni circa ciò che è certo, un grande ostacolo allo sviluppo della percezione e al contempo un grosso tranquillante esistenziale. Un tavolo è un tavolo e questa ci pare una certezza che rende i nostri sonni più tranquilli. Poi certo, la fisica quantistica dimostra che la materia, ridotta ai suoi minimi termini (l'atomo) è vuota ma queste sono speculazioni quasi filosofiche o scoperte da microscopio, nella realtà ordinaria un tavolo è pieno, duro, solido inconfutabile e noi abbiamo un bisogno vitale di credere che sia così.
Il Tonal rappresenta quindi tutto ciò che ci è noto, la percezione della realtà data dal Tonal è quella ordinaria di tutti noi, esso rappresenta ciò che conosciamo, il modo in cui spieghiamo l'esistenza, la nostra "visione del mondo". Il Tonal è stato definito come un'isola, ognuno ha la sua, vi sono visioni più ampie o più ristrette e questo dipende dalla storia personale. Il Nagual è l'ignoto, tutto ciò che non conosciamo, tutto ciò che sfugge al nostro territorio di certezze, tutto ciò che esula dalla gabbia delle spiegazioni logiche. Quando viviamo ristretti in ciò che conosciamo sperimentiamo inevitabilmente un senso di incompletezza e insufficienza. Ogni volta che questo turbamento affiora alla coscienza, mettiamo in atto tutta una serie di strategie per ricacciarlo da dove era venuto. Accettare l'ignoto è apparentemente un atto folle perchè i rischi, inutile negarlo, ci sono. Ma al contempo vivere solo nella dimensione Tonal ci condanna a una ineluttabile e lenta agonia interiore, fatta di monotonia, ripetizioni, noia che non sono altro che lo spettro di un non definito senso di "mancanza". L'uomo ha tre grandi facoltà: creare,conservare e trasformarsi. Se resta fermo alla sola conservazione qualcosa dentro di lui inizia a soffrire e poi muore.
Amore e Conoscenza sono le due vie attraverso le quali può avvenire la trasformazione. L'una non può esistere senza l'altra, dalla loro unione scaturiscono immense possibilità di crescita e di benessere personale.
L'autoritratto Tonal/Nagual  è nato nel periodo della mia vita in cui la dimensione Nagual aveva preso il sopravvento sulla dimensione Tonal. Non è stato un periodo molto semplice
per me e nemmeno per le persone che mi stavano intorno perchè  è impossibile spiegare razionalmente qualcosa che esula dal contesto razionale. Certe esperienze vanno vissute sulla propria pelle e possono essere condivise solo tra chi le ha provate.I bambini se lasciati liberi di esprimere se stessi, riescono attraverso il "gioco" a immergersi in questa dimensione con tutta la luce, la freschezza e la verità necessarie. E' per questo che viene spesso ripetuto che i bambini sono maestri e andrebbero ascoltati e osservati maggiormente perchè nel loro modo di esprimersi, che a noi adulti pare insensato, ci trasmettono conoscenze delle quali non abbiamo percezione.
Una spiegazione sul momento creativo a questo punto è dovuta.
La creatività non attiene alla sfera razionale. Finchè il cervello vuole comandare il flusso creativo trova ostacoli alla sua espressione. Certamente con questo non voglio dire che la razionalità sia priva di funzioni, tutt'altro. La razionalità è importante in quanto argine, ma non deve diventare una gabbia, almeno non per l'artista. Trovare un equilibrio tra Razionale e Irrazionale (Tonal e Nagual) è fondamentale per tutti, ma per l'artista diventa vitale perchè la fonte della creatività, dalla quale la sua esistenza dipende, appartiene fatalmente alla sfera Nagual con la quale egli, per natura deve fare i conti e alla quale egli deve tutto. Senza creatività, l'artista muore.
L' artista a meno che non voglia votarsi a una vita di "stranezze" più vicine alla follia caotica che non a una seria presenza nella sua realtà, ha il compito immenso di equilibrare in se stesso queste due nature. Questa è la sua benedizione ma può divenire anche la sua maledizione. Dipende tutto da come riesce a giocarsi le carte.

L'autoritratto Tonal/Nagual spiega proprio questa divisione interna, rappresenta il momento in cui la parte Tonal tace, e la parte Nagual si risveglia ed entra in un mondo nuovo,
fantastico, ricco di suggestioni incredibili...come Alice nel paese delle Meraviglie....




martedì 23 maggio 2017

AUTORITRATTO COL SERPENTE


Avevo già trattato in un precedenza qui http://chiaralampo.blogspot.it/search?q=serpente il tema del serpente. Torno a farlo con un nuovo articolo per spiegare l'esperienza che ho vissuto e che ha portato alla creazione di questi due autoritratti.

Il serpente è l'animale che rappresenta l'energia chiamata dalle tradizioni col nome di Kundalini,il termine deriva dalla lingua sanscrita e sta ad indicare l'energia divina presente nel corpo umano che si ritiene risiedere in forma quiescente in ogni individuo.


Il tanto citato "risveglio di kundalini" altro non è che l'attivazione di questa energia addormentata. Vi sono numerose tecniche per smuoverla dal suo torpore, personalmente ritengo che si debba stare molto attenti ad andare intorno a cose delle quali non abbiamo una conoscenza approfondita, il rischio è quello di trovarsi a dover gestire su se stessi esperienze insolite e molto potenti, di fronte alle quali si rischia di trovare incomprensione o mala gestione.

Personalmente appartengo a quella percentuale di casi in cui kundalini si è risvegliata spontaneamente. Il processo ha impiegato anni e ha comportato difficoltà e disagi molto forti.
Al risveglio di questa potente energia segue necessariamente la sua risalita lungo la colonna vertebrale. Il processo è sia fisico che psicologico.





Sul corpo gli effetti sono molto intensi e spesso anche dolorosi, infatti questa energia se non è libera di scorrere e incontra ostacoli, fisicamente cristallizza portando sintomi quali potenti mal di testa, tremori, crampi, sudorazioni notturne, extrasistole, ecc... Psicologicamente invece si attraversano fasi di grande depressione, depersonalizzazione ma anche inaspettate e meravigliose aperture percettive.

Nei due autoritratti rappresento il momento in cui l'energia arriva alla testa e si avvolge intorno ad essa come un turbante.
Il primo autoritratto raffigura l'energia ancora giovane, grezza e non mediata.



 Nel secondo l'energia è più matura, meno violenta e inizia ad essere "domata"e gestita.







mercoledì 17 maggio 2017

SANTA SUBITO (AUTORITRATTO)



Il mondo risuona, è un cosmo di essenze spiritualmente attive. così la morta materia è spirito vivo. (W. Kandinsky)

L'autoritratto si affaccia alla storia dell'arte per la prima volta nel medioevo. Nell'arte antica è inesistente.
Attraverso i secoli osserviamo l'importanza dell'autoritratto crescere. Se seguiamo la pista dei motivi che spingono un artista a dipingere se stesso entriamo nella dimensione psicoanalitica dell'arte. La figura dell'artista come persona, con la sua storia individuale e il suo modo di essere nel mondo acquista attraverso i secoli la sua importanza.

Per me l'autoritratto è una biografia per immagine.

La somiglianza fotografica non riveste particolare importanza nella mia ricerca,l'autoritratto costituisce un metodo di autoosservazione valido nel tempo. Da un certo momento ho sentito l'esigenza di ritrarre me stessa per fermare attraverso la tela, passaggi importanti che sono avvenuti dentro di me.
Ogni immagine di me si riferisce quindi a una fase di quel lungo processo di trasformazione interiore che mi ha portata in zone sconosciute dell'esistenza, sconosciute eppure presenti, delle quali è difficile parlare.
Lascio il compito di comunicare alle tele, frutto di un lungo e ineluttabile cambiamento che non è ancora finito e mai finirà. La vita è un flusso, accettare di vivere significa accettare il flusso e non opporvisi. Opporsi al flusso significa esserne fatalmente travolti.

Credo che un'opera d'arte non vada spiegata troppo. Le parole, quando non fanno da degna cornice all'immagine (e solo la parola poetica che sgorga da un cuore sincero è in grado di svolgere questo compito) rischiano di diventare una vetrina per l'ego di chi scrive, con esiti che evocano il pirandelliano sentimento del contrario.

L'Artista ha il dovere di rispondere a tutte le domande che le sue opere suscitano nell'osservatore e se non suscitano domande o reazioni, l'Artista è sollevato da questo dovere.

Il rapporto tra fruitore ed opera è un rapporto privato. Ci vuole un'opera che parli e un osservatore che senta. L'arte va sentita prima che capita. Sentire e comprendere sono due funzioni superiori. Un'arte attenta necessita di un pubblico attento per poter sopravvivere. Quando alla parola Arte si conferisce il Giusto Valore, si abbattono i muri dell'incomprensione, ci si capisce senza parlare, ci si incontra su piani dell'esistenza reali, anche se invisibili...




giovedì 4 maggio 2017

MELUSINA CROCEFISSA



Il mito di Melusina affonda le sue radici in epoca precristiana. Come simbolo appare frequentemente nel Romanico ma possiamo trovare tracce di lei nella cultura celtica, greca e anche orientale.
Emma Jung parla di Melusina nel suo bellissimo saggio Animus e Anima, dove ripercorre attraverso il mito, in chiave psicanalitica, tutta la vicenda interiore dell'essere umano alla ricerca di quell'unione mistica che porta alla realizzazione dell'unità interiore, che è poi la chiave di volta degli alchimisti che ne parlano in termini di Grande Opera.
Nel mio percorso personale la figura di Melusina acquista una presenza centrale.

Melusina è stata rappresentata in vari modi, con una sola coda,bicaudata e alata sono le tre forme in cui ricorre maggiormente.
Simbolo del femminile che da sempre consola e inganna (da qui le due code che rappresentano la natura inferiore doppia) Melusina esercita un fascino magnetico al quale è difficile resistere.
L'argomento è talmente complesso e le cose da dire sono così tante che non basterebbe un articolo per parlare di tutto...e meno male, aggiungo. La vastità dell'argomento costituisce ai miei occhi il velo di protezione necessario a tutelare il mistero della Conoscenza.

Il simbolo di Melusina Crocefissa rappresenta l'esperienza di sofferenza che costuisce la prova che la Donna è chiamata ad affrontare e che in questo 21esimo secolo assume un'importanza centrale.



Sostengo che questo disegno sia un possibile punto di unione tra la visione precristiana e quella cristiana e che Melusina in quanto energia femminile ne costituisca il tramite.
Unire è un atto fondamentale, in Alchimia lo troviamo per esempio espresso nella formula "solve et coagula" che è implicitamente rappresentata nella parte inferiore del disegno dalla stella a cinque punte.
Il pentalfa, o stella a 5 punte è la figura geometrica che si ottiene intersecando due triangoli con il vertice rispettivamente orientato  verso l'alto e verso il basso. E' il simbolo dell'uomo ma ancora prima è il simbolo di una potente energia ctonia che risale dalle profondità della terra.



Trattandosi di energia femminile diciamo che il pentalfa rappresenta l'energia della madre terra che si risveglia e inizia il suo cammino di ascesa, e quindi sacro.
Ma c'è di più, la parola pentalfa contiene  Alfa, la lettera A, che reca in sè numerosi significati e chiavi interpretative.
Siamo in un processo sacro (non religioso e la differenza è fondamentale) incontriamo quindi la Dea che sovrintende a questa fase di risveglio dell'energia, che nell'induismo è rappresentata come la terribile Khali.


Khali la tagliatrice di teste, Khali la spietata, Khali la sanguinaria. Si allude al momento in cui gli istinti liberati prendono il sopravvento sulla capacità di controllo razionale della mente.
E' un momento di prova, in cui si sperimenta tutta la potenza distruttrice di forze che, se non bilanciate da un'azione uguale e contraria, rischierebbero di distruggere travolgendo tutto quello che incontrano. A questo proposito la tradizione Cristiana e Cabalistica intervengono in aiuto spiegandoci quale frequenza o forza sia la affidataria di mantenere l'equilibrio. San Michele Arcangelo trova in questi frangenti la sua giusta collocazione. Munito di una spada e una bilancia, sovrintende all'atto distruttivo del "solve", aiutando se necessario con potenti colpi di spada e in seguito all'atto del "coagula" quando, per mezzo della bilancia soppesa seguendo la Legge di Giustizia Cosmica.
L'energia inizia così ad essere trasformata, sgrezzata e purificata dei suoi aspetti più bestiali per alleggerirla dalle zavorre e permetterle l'ascesa.

La seconda tappa è l'uscita dell'energia alla luce del sole, da sotto terra si passa al sopra. Arrivati a questo punto la Croce si manifesta come il simbolo più potente in grado di contenere l'ascesa di un'energia tanto forte. Il simbolo della Croce nella visione che ne offre l'astrologia transpersonale è una chiara indicazione del punto in cui si trova attualmente l'energia femminile in rinascita.  La croce fissa infatti corrisponde al momento del riorientamento in cui l'individuo  (in questo caso la donna che vive con la sua storia questo tipo di esperienza energetica) prende consapevolezza della propria Anima e inizia il percorso di spiritualizzazione della materia. Sotto questa luce, la croce in virtù del suo braccio verticale diviene l'esperienza e la possibilità di trasformare ed elevare la natura inferiore eccitata e esaltata perchè in risonanza con le energie ctonie risvegliate.
Purtroppo l'esperienza è un'esperienza di sofferenza e diversamente non potrebbe essere, lungi dal voler demonizzare la materia ritengo comunque che lo sperimentare il dolore e la sofferenza che essa genera sia un mezzo efficace per poterla trasmutare in qualcosa di più elevato (in questo senso si rimanda, chi fosse interessato, all'esperienza di Cioran). Dolore e sofferenza appartengono a una dimensione grossolana e oscura, contrastarli opponendogli una fin troppo facile attitudine edonistica e godereccia significa solo spostare il problema alla prima occasione di sofferenza reale che prima o poi tocca tutti,dal momento che la sofferenza fa parte della vita.
Melusina quindi, con la coda di pesce, simbolo della natura inferiore, acquatica ed emotiva, nel momento di risalita viene inchiodata alla Croce fissa della materia.
Presenziano a questa esperienza i 4 evangelisti, rappresentati secondo l'iconografia medievale dal Toro, il Leone, L'aquila (che è lo scorpione tramutato) e l'Aquario.
Nel disegno il simbolo dell'Aquario è implicito nel significato generale e esplicitato nella scritta XXI in alto, essendo questa l'era dell'Aquario.
Una delle insiedie di questa fase del processo di risalita dell'energia è quella di cadere preda del misticismo che costituisce un punto di fuga nel momento in cui il dolore raggiunge livelli intollerabili. Il misticismo appare quindi più come una psicosi, una psicosi elevatissima e foriera di grandi illuminazioni, ma sempre una tappa del percorso che può (ma non deve necessariamente) essere superata.
Il superamento della psicosi mistica si ha nel momento in cui l'attenzione viene spostata a qualcosa di ancora più elevato della sfera religiosa.


Nel disegno in alto a destra vediamo il simbolo della chiamata mistica e insieme un triangolo con tre stelle. E' il triangolo formato dalle stelle Procione (appartenente alla costellazione del Cane Minore), Betelgeuse (appartenente alla costellazione di Orione) e Sirio (appartenenete alla costellazione del Cane Maggiore).
Sirio, il sole dietro il sole, la luce che risplende a Oriente, la luce che conduce il ricercatore sincero, colui che prova, sbaglia perchè si abbaglia alla troppa luce del sole ma attraverso gli errori, mai fermandosi, mosso da una daimon che lo rende un pò "folle" come il matto del Tarot di Marsiglia, intraprende la strada della conoscenza, una strada che in questo 21esimo secolo, il secolo di risveglio dell'energia femminile, costituisce una sfida ma anche un dovere per chiunque ne senta la chiamata.

martedì 4 aprile 2017

LA PESTE NEL 2017

"Le campane non suonavano più e nessuno piangeva. L'unica cosa che si faceva era aspettare la morte, chi, ormai pazzo, guardando fisso nel vuoto, chi sgranando il rosario, altri abbandonandosi ai vizi peggiori. Molti dicevano "è la fine del mondo".

Questo è quanto riporta un cronista svedese circa la situazione in cui si trovava l'umanità nel 1348, quando l'Europa fu decimata da una grande epidemia di peste che uccise circa un terzo della popolazione del continente.

Racconta Boccaccio nel Decamerone, prima giornata:

"E erano alcuni li quali avvisavano che il viver moderatamente, e il guardarsi da ogni superfluità avesse molto a così fatto accidente [la peste] resistere: e fatta lor brigata, da ogni lato separati viveano; e in quelle case ricogliendosi e rinchiudendosi dove niuno infermo fosse, e da viver meglio, dilicatissimi cibi e ottimi vini temperatissimamente usando, e ogni lussuria fuggendo, senza lasciarsi parlare ad alcuno, o volere di fuori, di morte o d'infermi alcuna novella sentire, con suoni e con quelli piaceri che aver poteano si dimoravano"

Oggi, dicono, la peste non sarebbe più un problema, la scoperta di antibiotici come la streptomicina e la tetraciclina ha eliminato completamente questa terribile piaga.
Eppure i due brani che ho riportato sono di un'attualità agghiacciante.
Non rendersi conto di questa cosa significa dormire sogni che ormai appartengono a una visione positivistica della vita che ha fatto il suo tempo.
Le immagini dell'orrore circolano sul web, sono davanti a tutti, siamo pieni di denunce, bambini morti, corpi appezzati, macelleria in bella vista, credo che lo scenario che ci si presenta ogni giorno non sia molto diverso da quello che vedevano durante la grande epidemia.
L'unica differenza e' nella manifestazione.
All'epoca era molto più visibile, un bubbone è un bubbone, come un tavolo è un tavolo. Difficile non riconoscere un appestato.
La mia convinzione è che la peste sia semplicemente mutata di manifestazione.
Prima colpiva l'aspetto più grossolano dell'essere umano, il corpo fisico.
L'anitibiotico l'ha solo spostata su piani più sottili e resa meno individuabile.
La mia teoria è che la peste non sia stata sconfitta, ma si sia solamente trasformata. Leggo che l'agente eziologico responsabile di questa terribile piaga si chiama Yersina pestis, un "coccobacillo gram negativo, non capsulato, aerobio ed anaerobio facoltativo, immobile, non sporigeno, catalasi positivo, ossidasi ed eurasi negativo. Resistente all'oscurità in un microclima che rispetti quello delle tane dei roditori, può sopravvivere per numerosi anni nei sedimenti"...grazie al microscopio abbiamo anche le fotografie di questo batterio.
Abbiamo una descrizione perfetta, la scienza si è resa sarto inappuntabile costruendo un vestitino su misura, prendendo le misure, colorando, fotografando, studiando comportamenti è riuscita a combattere il nemico.
Ma se il nemico fosse più potente? Questo la scienza non lo ha nemmeno preso in considerazione e d'altronde non avrebbe potuto perchè un'obiezione del genere non appartiene alla sua logica.
Una riflessione di questo tipo appartiene ai visionari, agli artisti, ai pazzi.
Mangio la foglia e mi vesto da folle visionaria, questo mi permette di dire quello che sento da molto, troppo tempo. Lo sento e purtroppo lo vedo.
Sono profondamente convinta che il coccobacillo sia passato su piani più sottili e abbia continuato indisturbato la sua missione. Gli effetti li vediamo ogni giorno sempre di più, ma attenzione! Siamo tutti un pò appestati, se non lo fossimo, vivremmo in pace e la fratellanza e solidarietà sarebbe l'ovvia conseguenza. Utopia sarebbe chiamata Vita ordinaria e la guerra sarebbe considerata come la dimostrazione di totale imbecillità. Le persone comunicherebbero usando il cuore e questo non sarebbe considerato segno di ingenuità o infantilismo. I bambini sarebbero ascoltati e rispettati in quanto portatori di energia pulita. Ci si guarderebbe negli occhi con fiducia e si collaborerebbe a elevare le vibrazioni del pianeta.
Il pianeta, già...Gea, questa sconosciuta che ci ricorda periodicamente che siamo ospiti indesiderati, sporchi, ingrati, ciechi e morti. In una parola, appestati.



martedì 7 febbraio 2017

IL LAMENTO DI GEA

Il lamento di Gea è un urlo sordo.
Gea offesa.
Gea violata.
Gea sfruttata.
Gea nella sua coppa contiene la vita e la morte.
Gea, cieca e sorda, ricca e povera. Generosa.
E abbondante.
E paziente.

lunedì 17 ottobre 2016

INTEGRAZIONE SESTO RAGGIO COSMICO, ULTIMA TAPPA.

Come avevo promesso arrivo all'ultimo punto dell'integrazione del Sesto Raggio Cosmico o, secondo le mie ipotesi, raggio di Amore.
Entro subito in media res senza fare preamboli o sinossi per introdurre al lettore cosa sia il sesto raggio cosmico ecc...chi lo sa lo sa e chi non lo sa può leggere i due articoli che precedono questo, dove è spiegato tutto il discorso che sto concludendo con questo articolo.
Dunque, l'ultima tappa dell'integrazione del sesto raggio cosmico, nel mandala del Tarot di Marsiglia, è indicata dalla carta XX, IL GIUDIZIO.


adesso, siccome non ho più voglia di scrivere "trattatorum philosophorum" ma voglio dire alcune cose, farò l'esercizio che Jung faceva fare ai suoi pazienti, come si vede nel film "Dangerous Method"... io scriverò una serie di parole inerenti alla carta, oh tu lettore/ice che in questo momento stai leggendo queste parole sappi che sono VIVE (schock ;) )

Quindi oh lettore/ice, leggi queste parole che sono inerenti all'ULTIMA TAPPA DELL'INTEGRAZIONE DEL SESTO RAGGIO COSMICO

GIUDIZIO
RESURREZIONE
ANDROGINO
UNIONE MISTICA
SEGRETO DELLA CAMERA NUZIALE
ALCHIMIA
KHRISNA
MONTE CALVO
CHIAMATA
SESSO
PREGHIERA
GIOIA
VITA
LUCE

...ti auguro una giornata serena caro lettore/trice e grazie di aver speso del tempo per leggere questo messaggio.



domenica 31 luglio 2016

IL GRANDE GUARDIANO

Il Secondo Guardiano della Soglia è una tappa obbligata per chiunque percorra seriamente il cammino dell' EVOLUZIONE.
Costituisce l'inevitabile tappa per poter accedere a un nuovo piano di coscienza.
Detto in questi termini sembra qualcosa di estremamente complicato, in realtà è talmente semplice che risulta incomprensibile, ma si sa, solo i bambini, protetti dalla loro naturale e transitoria purezza, riescono a vedere la realtà per quella che è.
Il grande guardiano della soglia è a ben ragione detto GRANDE.
Esso ha un ingrato compito, e cioè quello di fare da portinaio.
Egli è in un certo senso costretto a svolgere un ruolo fondamentale nell'equilibrio delle energie, anche se personalmente credo che forse sarebbe il caso di prendersi una vacanza perchè attualmente ha talmente  svolto bene il suo compito che l'intero pianeta si trova più o meno inconsapevolmente (ma forse in questo caso è preferibile la minor consapevolezza) davanti alla sua porta.
Ma tutti questi son discorsi generali che lasciano il tempo che trovano.
Passiamo alla analisi più specifica.
Per fare questo mi servo di un'immagine che tutti sono in grado di riconoscere.
Il Diavolo.
Cosa è il diavolo?
A questa domanda seguono le risposte più varie, sono stati scritti trattati su trattati.
Ogni settore della umana comprensione lo ha "circoscritto" in una definizione comprensibile al settore stesso.
Le definizioni, apparentemente in contraddizione tra loro, in realtà descrivono tutte la medesima sostanza, vista da punti di vista differenti e descritta usando termini differenti, dalla psicanalisi, passando dalla psichiatria per raggiungere l'alchimia attraverso la magia approdando all'ambito delle religioni in tutte le loro possibili declinazioni.
A questo punto, la grandezza del GRANDE GUARDIANO ha giocato la sua carta vincente, il suo jolly. Ha detto semplicemente che non esiste. E' scomparso dall'ambito delle definizioni.
Questo è un trucco da vero maestro.
Quando ero piccola, mi accadde un episodio divertente.
Mi trovavo in vacanza coi miei genitori in Inghilterra. In una fiera un signore onesto, aveva messo un banco sopra il quale stava una scatola metallica con un'apertura per inserire le monete e un lucchetto che chiudeva la scatola.
Il gioco, per chi voleva, consisteva nell'inserire la moneta nella fessura e in seguito scegliere una chiave da un tabellone in cui vi erano 100 chiavi diverse.
Solo una apriva la scatola. Chi l'avesse trovata avrebbe preso il contenuto dell'intera scatola, il "bottino" insomma.
Io avevo circa 4 anni.
Siccome giocare mi è sempre piaciuto, insistetti a lungo affinchè i miei genitori accettasero di inserire la monetina nella scatola. Ovviamente loro non volevano ma io, bambina dalla capacità infinita di insistenza, alla fine riuscii a prenderli per esasperazione.
Inserita la moneta, presa la chiave, aperta la cassetta, intascato il bottino.
Quel buon uomo era stato onesto, e la sua onestà mi aveva ricompensata.
I miei genitori non volevano perchè vedevano la "fregatura" del gioco, e prima di tutto non credevano che fosse vero che una chiave tra le 100 avrebbe aperto la cassetta, poi non credevano che se anche ci fosse stata, io la avrei trovata. Insomma, loro non credevano...gli mancava la fiducia.
Io ricordo che non avevo nessun dubbio nè sulla buona fede di quell'uomo nè sul fatto che la chiave che avevo preso senza pensarci non avrebbe aperto. Ero talmente sicura che fui molto stupita dalla reazione di tutti.
I miei genitori intascarono il bottino e dopo poco si dimenticarono dell'accaduto. Io ne ebbi un'impressione che nel tempo si è trasformata in certezza.
Quello che viene definito diavolo, è una immagine che appartiene alla mente. Esiste per chi lo vede. Chi non lo vede, semplicemente non lo descrive a se stesso.
Si perchè è una dimensione che appartiene all'interiorità di ognuno di noi.
Il "diavolo" siamo noi, è la nostra energia più profonda, la forza che ci tiene collegati al pianeta, la nostra "gravità".
Dire che esiste o dire che non esiste è la medesima cosa. L'energia è energia, tutto è manifestazione dell'energia, dipende dall'uso che ne facciamo.
Il nodo è esattamente questo.
Che uso facciamo di questa energia che in se stessa è neutra?
Ancora una volta dobbiamo stare molto attenti, perchè la questione a questo punto diventa delicata e della massima importanza.
A mio avviso, l'unico modo buono per utilizzare questa energia è farla risalire fino al cuore.
Ma qui, ognuno è libero di farne quello che vuole.
Certo, più la si conosce, più si impara ad usarla e più i rischi di rimanerne schiacciati aumentano.
Si perchè questo tipo di energia ha solo un inconveniente, all'inizio ti fa credere di aver trovato il tesoro dei tesori, ti alletta con le promesse più affascinanti e cioè si propone come chiave per ottenere ciò che credi di desiderare, ciò che credi sia il bene per te, qualsiasi sia il tuo desiderio, dal più materiale al più spirituale (in fondo ci conosce meglio di chiunque altro perchè è parte di noi). In un secondo momento, quando sei ben bene incatenato a te stesso e ai tuoi desideri, ti molla da solo e comincia il caos. A quel punto arriva il prezzo, la solitudine.
Certo, si può fare della solitudine un posto meraviglioso e restarci per l'eternità, o almeno fintantochè questa condizione serve ad equilibri ben più grandi.
Personalmente ho sempre preferito trovare scorciatoie.
Una buona scorciatoia per uscire da questa ruota continua è quella di integrare il sesto raggio cosmico.
E questa cosa non sono io a dirla, per fortuna....

giovedì 28 luglio 2016

Amore (il problema dell'integrazione del sesto raggio cosmico SECONDA TAPPA, IL PICCOLO GUARDIANO)


IL PICCOLO GUARDIANO





Come avevo anticipato nel precedente articolo http://chiaralampo.blogspot.it/2016/06/amore.html , eccoci arrivati alla seconda tappa della colonna VI del Tarot.
L'Arcano XIII.



Questa è la fase più complessa e dolorosa dell'esperienza, la fase in cui i pericoli diventano maggiori.
In questo passaggio incontriamo per la prima volta quello che Rudolf Steiner ha definito "Il guardiano della Soglia".
Una precisazione.
I Guardiani della soglia sono due: piccolo e grande.
In questo articolo parliamo del PICCOLO.
Se incontriamo il piccolo guardiano e ne siamo consapevoli, significa che abbiamo raggiunto un livello di consapevolezza tale da renderci conto di dove siamo. Questo non ci esenta dall'incappare in rischi e pericoli, anzi, i pericoli sono tanto maggiori quanto aumenta il livello di comprensione, per il semplice motivo che l'ostacolo è sempre un pochino più elevato della nostra capacità di visione, in modo tale da renderci le cose leggermente più complicate (sic est...).
Ma si sa, il percorso di crescita non è una allegra scampagnata tra amici, neppure una gloriosa ovazione, e neppure una rilassata domenica in famiglia.... e i complimenti non aiutano l'ego a morire.
Il Sesto Raggio Cosmico rappresenta la potente vibrazione dell'energia di Amore che DEVE necessariamente essere integrata in questo delicato momento "storico".
Giova ricordare che l'Amore non è una parola, come la mente ci porta a PENSARE, ma una vibrazione che, se accettata, costituisce la scorciatoia per l'elevazione e, visti i tempi, oserei dire per la fuga...
In questa fase, l'incontro col piccolo guardiano della soglia, siamo assistiti da servitori, incarnati o no, che in qualche modo tenteranno di farci arrivare la loro presenza BENEVOLA al nostro fianco.
Dobbiamo quindi essere molto fiduciosi in questa fase perchè la fiducia è l'unica àncora che in questo momento possediamo.
La morte dell'ego è cominciata, con tutta la sofferenza e il pericolo che essa comporta.
Quale è questo pericolo?
Molto semplicemente è il fuggire di fronte alla morte. L'ego non vuole morire e nel momento in cui si accorge che i rischi sono reali, farà di tutto per salvarsi, cercando riparo, cercando comprensione, cercando dolcezza e infine cercando di allearsi al proprio carnefice.
Se non puoi vincere il tuo nemico, alleati...
Quindi l'ego comincerà a pensare che il piccolo guardiano non è in fondo così brutto, che non fa paura, che anzi, è affascinante e misterioso e interessante. L'Ego sceglierà una maschera da fare indossare al guardiano, una maschera a lui gradita, così da poterlo "definire" e aggirare.
In questo modo non fa che gettare illusione su illusione, roteando su se stesso nella sala dalle mille porte, creando un vortice di risucchio verso il basso.
La mente è un labirinto dal quale si esce solo con l'energia del cuore.
Se mente e cuore restano distaccati, non esiste alcuna possibilità di superare la piccola illusione, figuriamoci la grande.
Come Seth fece a pezzi Osiride, così il piccolo guardiano distrugge tutto ciò in cui credevamo. Le nostre certezze più incrollabili, le nostre illusioni meglio confezionate.
Tutto passerà sotto la falce dell'Arcano XIII, affondata nel mare nero della nostra interiorità per spazzare via ogni vecchia cristallizzazione.
E' il crollo di tutte le nostre certezze.
Ma se osserviamo la carta, possiamo vedere coi nostri occhi che in quel mare nero, nel quale affonda spietatamente la falce della MORTE vi sono molte piantine, di colore giallo e blu.
La falce è azzurra così come una delle due braccia della morte.
La colonna vertebrale è azzurra e, se guardiamo bene, un piccolo cuore azzurro sbuca dal taschino rosso della morte e si unisce all'estremità della colonna vertebrale.



La vibrazione del raggio di amore è l'unica via di uscita da questo labirinto.
Quanto prima ci affideremo ad essa, tanto prima troveremo l'uscita....

(...continua...)


mercoledì 15 giugno 2016

AMORE (Il problema dell'integrazione del raggio d'amore o sesto raggio cosmico)



Avevo già affrontato il tema del problema dell'integrazione del sesto raggio cosmico in questo articolo (http://chiaralampo.blogspot.it/2015/12/leggimi.html) e ancora prima avevo iniziato ad affrontare il tema dell'amore in quest'altro articolo http://chiaralampo.blogspot.it/2013/10/amore-glows-in-dark-arte-che-si.html .
Torno a parlarne e per farlo mi appoggio allo strumento che nel tempo si continua a rivelare ottima bussola, con ago puntato alle energie di Sirio.
Lo strumento è il Tarot.
Nel Tarot l'energia del SESTO RAGGIO COSMICO è ben rappresentata dalla fila 6, che si sviluppa in verticale e comprende tre carte o passaggi fondamentali: VI/XIII/XX.


In questo articolo cerco solo di dare un piccolissimo contributo alla comprensione della prima tappa, la tappa numero VI.

Il VI è L'AMOREUX.



Tutti conoscono la parola Amore, nessuno o pochi hanno intuito quale sia il reale significato di questa parola.
Osserviamo la carta.
Un uomo in mezzo a due donne, che lo tirano ognuna dalla propria parte.
La donna sulla sinistra ha un'ala rossa che ricorda l'ala di un demone.
La donna a destra ha un'ala azzurra, che ricorda l'ala di un angelo.
Interessante anche l'intreccio delle mani. "Come si vede, le interpretazioni sono inesauribili. E tutte quante ci portano a dire che l'Innamorato è una carta di relazione che rappresenta l'inizio della vita sociale" (Alejandro Jodorowsky, la Via dei Tarocchi).
Voglio fare un raffronto tra questa carta e la rappresentazione di Ercole al bivio.



Dice Panovfsky nel suo saggio "Ercole al bivio": «Il giovane Ercole si trova da tutt’altra parte che a un “bivio” ma, incalzato dai dubbi su quale “via” intraprendere nella vita, si è appartato in un luogo solitario non ben precisato, dove se ne sta in meditabondo raccoglimento. Ecco allora apparirgli due donne dai tratti riconoscibili, “grandi”, vale a dire due figure ultraterrene. L’una, riconosciuta da tutti come Virtù, ha un aspetto sano e nobile, veste di bianco: la pulizia dello stile è il suo unico ornamento, ed essa si avvicina con sguardo modesto e portamento pudico. L’altra, al contrario, conosciuta dagli amici come Felicità, dai nemici come Vizio, ha forme morbide ed esuberanti, truccata, così da sembrare più bianca e più rossa di quanto non sia nella realtà, e con un portamento che dà l’illusione di una figura ben più eretta di quanto non sia: si guarda intorno con occhiate
impudiche, mentre le vesti non lesinano la vista delle sue grazie. In due discorsi e in una replica entrambe gli promettono, ciascuna a modo suo, di condurlo alla felicità – l’una mediante il piacere e l’ignavia, vale a dire percorrendo la via “più piacevole e comoda”, l’altra attraverso fatiche e pericoli, e cioè salendo per un sentiero “lungo e difficile”. La decisione di Ercole ci è nota»

Se si raffrontano le due raffigurazioni si capisce subito che trattasi della medesima esperienza.

Chi intraprende un reale percorso di crescita e di ricerca interiore, a un certo punto si trova di fronte alla scelta.

Ma scelta tra cosa? Una visione cattolica direbbe subito: tra vizio e virtù.

Dice Osho: "Con l'amore, per la prima volta l'anima sorge in te. L'ego scompare e sorge l'anima..."

Il primo contatto con l'energia di amore è in realtà un primo contatto con la propria anima.
Si tratta di un'esperienza che, nel linguaggio del Tarot, si compie in tre fasi.
La prima è appunto la fase della "scelta". Ma quindi, scelta tra cosa?
Scelta tra seguire le due parti della nostra natura. La parte animale, che ci spinge verso un'esperienza di attrazione fisica, e la parte spirituale che ci spinge verso un'esperienza di morte e trasformazione.
Certo, le due opzioni non si escludono a vicenda, ma nell'esperienza spirituale vanno riconosciute come tendenze distinte, si potrebbe dire che rappresentano due movimenti, uno orizzontale e l'altro verticale.
Bisogna far notare che nella carta del Tarot è presente un angioletto che sta scoccando una freccia in basso, le interpretazioni possono essere molte, in maniera giocosa possiamo vedere Cupido che ispira pensieri volti a orientare il personaggio verso la propria anima....
La prima tappa è quindi relativamente semplice, si tratta solo di riconoscere dentro se stessi i due movimenti. Una volta riconosciuti, si può decidere quale dei due seguire.
Quello orizzontale, ci conduce verso le gioie terrestri, quello verticale verso un'esperienza terribile e dolorosa conosciuta come "morte dell'ego" e rappresentata dalla seconda carta della colonna VI, L'arcano XIII..... (continua)

L'Amore

venerdì 27 maggio 2016

Che succede a Barga?



Molto semplice, a Barga, per motivi che cercherò di spiegare in questo articolo, si stanno ricevendo messaggi molto chiari provenienti da Sirio.
Detta così può sembrare l'inizio di un film di fantascienza, e se al lettore fa piacere leggerla in questo modo, nessuno si opporrà.
Lungi da noi il fare opera di "proselitismo" o "evangelizzazione", esiste già chi ha assunto su di sè tale compito. Noi siamo artisti, e viviamo la cosa a modo nostro, seguendo l'ispirazione.
E' ormai cosa nota che l'essere umano usa circa il 3% del cervello, il resto rimane tristemente atrofizzato, inutilizzato e buono solo come riempitivo della scatola cranica.
Ma come è possibile tutto ciò?
E' semplice, le cellule cerebrali sono collegate tra di loro dalle cosiddette "sinapsi". Sarebbe interessante a questo punto sapere cosa ne pensa un neurologo, ma i neurologi tendenzialmente sono troppo impegnati a studiare gli effetti dei farmaci e solo pochi si interessano alle cosiddette "facoltà latenti" dell'essere umano...
Quindi si brancola nel cosiddetto buio e si va per tentativi e soprattutto per ESPERIENZA DIRETTA dei fatti, che poi è la cosa migliore.
Quello che succede a Barga è esattamente un'esperienza diretta, in ambito artistico, di ciò che accade al cervello umano e quindi in questo caso agli artisti che lo portano, quando le sinapsi aumentano in maniera esponenziale.
Come fanno ad aumentare?
Ci sono vari metodi, qui a Barga, per motivi che abbiamo già spiegato in un altro articolo inerente alla figura di San Cristoforo ( http://www.barganews.com/2015/07/25/san-cristoforo/ )le sinapsi aumentano grazie all'uso del Tarot.
Studio da anni questo misterioso libro muto, e posso dire senza ombra di dubbio, che il suo effetto sul cervello è davvero portentoso.
Il Tarot, attraverso una serie infinita di simboli, è uno strumento che crea le connessioni neuronali adatte a percepire lati della realtà che altrimenti resterebbero non percepiti. Questo non significa che non esistano, ma semplicemente che noi non li vediamo.
Che succede quindi a Barga?
Succede che per destino, sincronicità, fato, caso o come lo si voglia chiamare, due persone sono entrate in contatto con questo strumento, in modi completamente diversi.
Ne è nata una inevitabile collaborazione. Quando si capisce di lavorare per qualcosa che va oltre alle nostre singole aspirazioni, qualcosa che può essere utile e che deve essere utile a tutti coloro che sentono risuonare una richiesta dentro di loro, allora si inizia a fare le cose seriamente.
Quindi, che succede a Barga?
Niente di apocalittico, si apre solo una porta su qualcosa di sconosciuto e di benefico, che si pone come scopo ultimo quello di aiutare chi vuole essere aiutato.
L'incontro tra me che scrivo e Keane è quindi inevitabile.
Collaboriamo insieme a un progetto che non è ambizioso nel senso umano del termine, perchè nè io nè lui avevamo idea di quello che sarebbe successo.
Insieme però possiamo dare un piccolo esempio, a tutti coloro che si sentono interessati, di quello che vuol dire canalizzare messaggi che provengono da dimensioni superiori all'ego singolo.
Personalmente credo che il fine dell'arte non sia semplicemente quello di glorificare la figura umana dell'artista.
L'artista è al servizio dell'Arte, e l'Arte è un canale di apertura verso dimensioni collettive che riguardano tutti.

giovedì 26 maggio 2016

Come sopra, cosi' sotto

 "Io dicerò come procede
per sua cagion ciò ch’ammirar ti face,
e purgherò la nebbia che ti fiede. 


Lo sommo ben, che solo esso a sé piace,
fé l’uom buono e a bene, e questo loco
diede per arr’a lui d’etterna pace. 


Per sua difalta qui dimorò poco;
per sua difalta in pianto e in affanno
cambiò onesto riso e dolce gioco. 


FONTE DELLA MEMORIA


Quelli ch’anticamente poetaro
l’età de l’oro e suo stato felice,
forse in Parnaso esto loco sognaro
Qui fu innocente l’umana radice;
qui primavera sempre e ogne frutto;
nettare è questo di che ciascun dice.
(Dante, Purgatorio, Canto XXVIII)




FONTE DELL'OBLIO

"La serenità, la buona coscienza, la lieta azione la fiducia nel futuro dipendono [...] dal fatto che si sappia tanto bene dimenticare al tempo giusto, quanto ricordare al tempo giusto"
(Friedrich Nietzsche) 





sabato 21 maggio 2016

Un incontro poco felice.



Molti anni fa, ricevetti l'invito informale a una cena, a casa di un noto scultore che adesso non è più su questo pianeta.
Lo stimavo molto come artista e, per quello che avevo potuto constatare di persona, mi era simpatico anche come uomo.
Era molto anziano quando mi invitò a cena. Ci conoscevamo abbastanza bene per cui andai tranquillamente a casa sua. Ovviamente non era un invito "privato" ma nasceva dal sincero tentativo da parte della moglie di farmi, come si suol dire, "dare una mano" artisticamente parlando.
Lui aveva visto le foto di alcuni miei quadri e quindi, da buon anziano, avrebbe dato il suo parere artistico sul mio lavoro.
Queste erano le premesse. Io ho sempre avuto grande difficoltà ad espormi, un pò perchè ero suscettibile a qualsiasi cosa venisse detta circa quello che producevo e un pò perchè ero la più feroce critica di me stessa, talmente spietata da bloccarmi.
Racconto questo episodio perchè ancora mi stupisce, nel ricordo, quello che accadde quella sera.
La cena iniziò bene, io conoscevo il tipo umano che incarnava quello scultore, era stato un uomo bellissimo da giovane, un Don Giovanni della prima ora. Aveva avuto una vita avventurosa ed era piacevole ascoltare i suoi racconti perchè sembrava di vedere un film. Inoltre aveva una vis comica molto forte, per cui riusciva ad attirare l'attenzione su di sè e a mantenerla costante. Certamente una personalità forte e magnetica.
Quella sera quindi iniziarono i racconti epici (veri) della sua vita, che sebbene li avessi già sentiti altre volte, non mi stancavo mai di ascoltare.
Arrivò però il momento in cui dovette parlare del mio lavoro. In tutta sincerità in quel momento io avrei evitato, mi vergognavo molto, mi sembrava in qualche modo di volerlo sfruttare o di essere lì per chiedere un favore. E in effetti sembrava proprio così. Lui disse due cose, anche lusinghiere circa i miei quadri, ma poi qualcosa in lui mutò direzione e iniziò a diventare aggressivo. Di fronte allo sgomento della moglie e mio, iniziò a inveire contro le donne in generale per poi restringere il campo a me.
Io non ricordo bene se ci fu qualcosa che io dissi che scatenò la sua furia, fatto sta che dopo aver tuonato contro la natura femminile, concluse dicendo che il posto delle donne era in cucina. E questo fu tutto. Salutandoci alla fine della serata, mi chiese se per caso mi fossi offesa, io balbettai qualcosa per tranquillizzarlo e poi non tornai mai più a trovarlo. Mi era bastato.
Nel suo lavoro, che tocca dei vertici sublimi per il modo in cui riuscì a trattare il marmo, ci sono tuttavia delle cadute di energia, in un'opera in particolare in cui ritrae una donna, emerge tutta la rudezza che ho sperimentato qulla sera.
Inutile dire che quell'opera non piace a nessuno, sebbene sia in un punto molto visibile ai passanti.
Il ricordo di questo episodio mi crea dispiacere, non tanto per me che ho fatto il callo agli attacchi gratuiti, quanto per lui. Ancora adesso sento quella rabbia che nasce dal non essere riuscito a entrare in contatto con la dimensione spirituale femminile. Le sue sculture migliori, rappresentano fiori, fiori carnosi, dalle forme piene, le linee armoniche, la sapienza nel riuscire a levigare il marmo tanto da farlo diventare trasparente. Fiori bellissimi nel suo giardino, ma mai nella sua vita ha sentito l'ispirazione a fare uscire una rosa dalla materia.

lunedì 11 aprile 2016

LA DONNA SERPENTE



 "Adonai Al-ma Nahash Betohy?" ("Dio, perché il Serpente è in me?")

"Quando vogliono scrivere il Mondo, pongono un Serpente che divora la sua coda, figurato di varie squame, per le quali figurano le Stelle del Mondo. Certamente questo animale è molto grave per la grandezza, si come la terra, è ancora sdruccioloso, è simile all’acqua: e muta ogn’ anno insieme con la vecchiezza la pelle. Per la qual cosa il tempo facendo ogn’ anno mutamento nel mondo, diviene giovane. Ma perché adopra il suo corpo per il cibo, questo significa tutte le cose, le quali per divina provvidenza son generate nel Mondo, dovere ritornare in quel medesimo".
Così Orapollo descrive il serpente nel suo Hieroglyphica.

Nell'Alchimia,il serpente che si morde la coda, l'Ouroboros rappresenta l'eterno ciclo della vita che finisce e ricomincia attraverso il compimento delle tre fasi dell'opera alchemica (nero, rosso, bianco), opera che può essere compiuta da chi possiede l'oro interiore, cioè la capacità di trasformazione.

A livello simbolico il serpente assume significati positivi e negativi. Da sempre è associato all'arte medica, basti pensare al simbolo delle farmacie che vede un bastone (il bastone di Esculapio) avvolto da un serpente, o il caduceo avvolto da due. Spiegare i motivi che sono alla base di questa differenza ci porterebbe lontano dal senso di questo articolo, cito solo il Livres des figures Hièroglyphiques, dove, a proposito dei due serpenti,  trovo scritto che: "Questi sono i due serpenti avvinghiati al caduceo di Mercurio, da cui egli deriva il proprio grande potere e che assume qualsiasi forma egli voglia..Quando i due serpenti vengono messi nella fossa mortuaria si mordono l’un l’altro crudelmente.. Attraverso la putrefacio perdono la loro precedente forma naturale per assumerne una nuova e più nobile"




Anche l'Hermite del Tarot impugna un bastone che, a ben guardare, bastone non è ma ha la forma di un serpente....


Il serpente è un animale che si rigenera, cambiando la sua pelle, abbandona il vecchio involucro  e lo sostituisce con uno nuovo. Il suo veleno,se da una parte può causare la morte, dall'altra costituisce un elisir molto potente capace di donare la vita eterna.

Nel mito del paradiso terrestre è il serpente che suggerisce  alla donna di tentare l'uomo a mangiare il frutto dell'albero della conoscenza. 
Il femminile e il maschile, da un punto di vista gnostico, disubbidiscono all'imperativo che voleva che il buono fosse separato dalla conoscenza. Mangiando la mela, danno inizio alla storia dell'uomo, compiendo un atto di rivolta contro il principio creatore, decidono di essere all'altezza di capire le leggi che governano il mondo. 
La situazione attuale dell'umanità, ma anche i cicli storici, ci inducono a pensare che forse era meglio non mangiare la mela...ma è inutile piangere sul latte versato, questa è la situazione. 

I Perati, una comunità gnostica, identifica nel serpente il Redentore, e in Gesù-Cristo una sua particolare e contingente incarnazione.
Quanto lontano da ciò che ci insegna la nostra religione, che vede invece nel serpente il simbolo di tutti i mali del mondo.

Quando il simbolo del serpente si unisce alla donna, ne deriva sciagura.
Basti pensare a Lilith il demone, la "diavolessa" come la definisce Primo Levi, "La prima moglie di Adamo" come dice Mefistofele a Faust (per chi non avesse capito mi riferisco al Faust di Goethe).
In fondo non è Eva che ascolta il serpente e induce il povero ingenuo e puro Adamo a mangiare la mela? (Come se non fosse bastata la costola...)
Sempre colpa della donna, tutto il male del mondo deriva dalla donna. 
Meno male che hanno abolito i roghi, almeno quelli fisici.
Ma la donna non è il serpente.
C'è un grosso equivoco in questo passaggio.
E se avessero ragione i Naasseni (o Ofiti) che veneravano proprio il serpente come primo latore della conoscenza?
Questa scuola gnostica del II secolo, ritenuta ovviamente ereticissima, partiva da un presupposto che, solo a dirlo si sente ancora odore di rogo: LO SPIRITO SANTO E' FEMMINA. Secondo i Naasseni, il Padre di tutti (primo uomo) aveva originato il Pensiero (il figlio) e l'Agape o Spirito Santo (la prima donna).



Che atrocità.
Eppure questa assurdità trova una corrispondenza molto precisa in ciò che viene disegnato  dentro un altro grande libro muto tornato in vita in questo XXIesimo secolo grazie al restauro fatto da due grossi personaggi viventi: Philippe Camoin e Alejandro Jodorowsky.
Mi riferisco al TAROT che, è bene sempre ricordarlo, non è "le carte" o "i tarocchi". 
E' un'altra cosa, è un libro muto per immagini, più vicino all'alchemico MUTUS LIBER che non a tutti gli altri mazzi di tarocchi conosciuti.
Il grande pregio di questo libro è proprio quello di usare un linguaggio moderno, visivo, simbolico, comprensibile da tutti proprio perchè si avvale di immagini e non di lingua scritta o parlata.
Se guardiamo la carta finale del mazzo, la XXI appunto, che rappresenta il mondo, vediamo che al centro di una "mandorla" vi è una figura femminile. La carta finale del Tarot rappresenta la tappa finale di un percorso di conoscenza, il percorso che ogni discepolo compie nel suo viaggio in questa vita, ed è una donna. E se volessimo proprio rivelare un segreto nascosto, il serpente è rappresentato anche in questa carta, ben celato però perchè trasformato nella sua evoluzione: l'Aquila. Ma qui mi fermo perchè il discorso si sposterebbe su altri argomenti e rischierei di andare fuori tema.


Ma che donna?
Chi è questa donna nuda che danza felice, con in mano una boccetta contenente chissà cosa (profumi? olii? balsami? cure?).
Questa donna è il Femminino in tutte le sue manifestazioni, la porta cosmica, la cura di tutti i dolori che il lungo percorso della vita infligge ad ogni essere presente sulla terra.
Saremo tutti d'accordo per esperienza direttissima,nel dire che la vita non è una passeggiata...ecco. 
La carta finale del Tarot è la ricompensa al lungo soffrire dell'uomo ed è femmina.
Gli equivoci a questo punto si sprecheranno come si sono sprecati. 
"Non ti curar di loro ma guarda e passa" ha detto Qualcuno e ha aggiunto "Chi ha orecchie per intendere, intenda".

A conclusione di questo articolo che vuole essere solo un piccolissimo contributo ad un tema infinito, dico che la donna serpente,per mia esperienza diretta, rappresenta il lato magico e nascosto del femminino, la via iniziatica femminile, la capacità e anche il dovere che ha la Donna di scendere fin nelle viscere della realtà per trasformare, come fa il serpente quando cambia pelle , e per portare quei balsami potenti che la sua natura le conferisce. Balsami curativi. La donna serpente quindi, si carica del  peso di portare addosso tutte le proiezioni più marce e oscure di una società corrotta e bigotta come la nostra, si "inabissa" forte e consapevole del potere che la sua natura femminile le conferisce e porta luce e balsami curativi, nei lati più oscuri di ogni essere vivente, sempre che questi sia all'altezza di guarire.

Questo articolo è dedicato alle Donne serpente della storia, dell'arte e delle religioni: Margherita e Maria Maddalena solo per citare le mie preferite.





Nel Romanico troviamo la donna raffigurata anche, ma non solo, mentre allatta i due serpenti (quelli che nella putrefactio si distruggono a vicenda)