lunedì 5 giugno 2017

L'AMORE AL TEMPO DELLA PESTE




Ho intitolato "L'amore al tempo della peste" una serie di disegni su carta da pacco che si sono imposti alla mia coscienza con una forza inarrestabile.
L'Artista è un canale e ha bisogno di far scorrere ciò che lo attraversa, pena la morte.
Dire così può sembrare assurdo o eccessivo per chi dall'esterno coglie solo la parte folcloristica della questione.
In realtà l'artista paga sulla sua pelle ogni cosa che lo attraversa e con l'arte ha la grande opportunità di buttare fuori e liberarsi, alleggerirsi da contenuti che molto spesso costituiscono un reale pericolo per la sua salute psicofisica.
Il pericolo che corre è quello di identificarsi con le istanze che lo attraversano: vedere concretizzato fuori da se stesso tali contenuti costituisce un'opportunità imperdibile per effettuare un vero e proprio processo di crescita interiore e trasformazione.
Questo è il grande valore curativo insito nell'arte e alla luce di tale riflessione si può comprendere il valore salvifico dell'atto creativo.
Spingendo la riflessione ancora più avanti si arriva al concetto di arte terapia.
L'artista ha quindi in prima istanza un bisogno vitale di esprimersi, bisogno che in realtà riguarda tutti  e non solo lui, ma questa è una riflessione che ci porterebbe troppo lontano.
Nella mia esperienza personale mi sono scontrata con la questione arte soggettiva arte oggettiva

http://chiaralampo.blogspot.it/2013/11/arte-oggettiva-e-arte-soggettiva-la.html

Per anni la cosa mi ha bloccata fino al punto di decidere di rinunciare all'Arte per un senso di profondo rispetto e di inadeguatezza.
Guardando i miei quadri non riuscivo a capirne il senso, non me ne è mai fregato niente di cantare me stessa e le mie personali vicissitudini interiori. Continuavo a chiedermi perchè qualcuno avrebbe dovuto interessarsi a quelli che comunque erano i miei problemi. Ricordo che studiando, forse al Liceo, la nascita del romanzo borghese, ero rimasta molto colpita dal fatto che piaceva perchè il pubblico rivedeva se stesso dentro le storie. Ho sempre sentito un dovere profondo e una Responsabilità nel momento in cui offrivo qualcosa agli altri. L'arte deve trasmettere qualcosa che aiuti il fruitore, seguendo il principio che il grande Alejandro Jodorowsky cita a proposito della carta VIII del Tarot di Marsiglia: "niente per me che non sia anche per gli altri".

Dentro di me si è prodotta quindi per anni una frizione tra due tendenze opposte, l'una che diceva NO e l'Altra che diceva SI.
NO, era la tendenza a smettere di dipingere, appendere il pennello al chiodo e fare altro, alla luce del fatto che tutto ciò che usciva da me era ai miei occhi assolutamente soggettivo e quindi inutile...se si esclude il discorso "oggetto di arredo" o, come disse una gallerista credendo di fare un grosso complimento di fronte a una tela dai colori molto equilibrati:"un pezzo che ti risolve una parete".
SI era la parte che invece fremeva per continuare, una specie di fuoco sempre acceso che niente poteva spegnere.
Sono stati anni di grande frustrazione interiore dove il NO la faceva da padrone.
Poi, la scintilla..."quel che deve accadere accade, qualsiasi cosa facciamo per evitarlo"...
La scintilla dall'esterno ha avuto l'effetto di una tanica di benzina buttata su una fiamma, si è innalzata una vera e propria colonna di fuoco ed eccomi qui a parlare di uno dei prodotti: la raccolta "l'amore al tempo della peste".

La peste mi ha sempre affascinata, ho affrontato il tema in questo articolo:

http://chiaralampo.blogspot.it/search?q=peste

Questa raccolta nasce quindi dalla difficoltà di integrare l'energia del Sesto Raggio Cosmico, o raggio d'Amore, in un momento storico come il nostro. Viviamo in tempi di confine, non rendersene conto significa solo esserne vittime. In periodi come questo esiste la possibilità per alcuni, di accedere a grosse quantità di saggezza che rimangono come cristallizzate perchè non usate.
L'Artista che riesce ad accedervi si trova di fronte alla scelta, tenerle per se stesso o condividerle. Personalmente la questione non si pone, perchè la frase "niente per me che non sia anche per gli altri" arriva come una chiave e mi apre la porta della comprensione.
L'artista è un canale che deve solo trasmettere senza preoccuparsi delle conseguenze. Il messaggio che lancia, quando viene da dimensioni che  attengono alla sua storia personale solo in minima parte, vive di vita propria e arriverà dove deve arrivare, questo solleva l'artista da ogni peso o responsabilità.
L'artista è un messaggero, come Mercurio svolge la sua funzione, passa con piede leggero e se ne va. Una volta che il messaggio è uscito da lui, non gli appartiene più...



                         





                                           

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