giovedì 13 dicembre 2018

SANTA LUCIA. Un contributo alla Causa


Ho deciso di scrivere oggi, il 13 Dicembre 2018 un nuovo articolo in presenza. Cosa significa "presenza"? Presenza significa esserci, essere QUI E ORA.
Questo articolo quindi costituisce prima di tutto un esempio del qui e ora. Oggi è Santa Lucia ed è una ricorrenza importante nell'anno. Ogni anno è oggi, ma oggi è anche solo oggi.
Come si può spiegare questa intuizione profonda per accedere alla quale la gabbia del mentale inferiore deve essere un pò allentata?
Ci provo e mi scuso se non mi riuscirà, mi scuso anche per l'atto di presunzione che può celarsi dietro la pretesa di scrivere un articolo tanto serio, ma di fronte al tribunale interiore del Giudizio, mi difendo dicendo che San Michele è dalla mia e chiunque può verificare da solo la verità di questa affermazione facendo qualche ricerca sulla mia storia e sulle cose che mi sono accadute.
Oggi è Santa Lucia.

Intanto possiamo accedere alla dimensione di questo momento attraverso il numero. 
Oggi infatti è il 13/12/2018.
Dal Tarot di Marsiglia, che considero la mia personale bussola di orientamento, apprendiamo che gli arcani in gioco oggi sono: ARCANO XIII, APPESO,PAPESSA, LE MAT, LUNA, GIUDIZIO, EREMITA, BATELEUR, GIUSTIZIA, IMPERATRICE.
Chi studia il Tarot dal punto di vista più alto e cioè chi ha inteso che non si tratta di uno strumento divinatorio ma di una bussola orientata su Sirio, e chi si intende di numerologia, potrà da solo leggere il significato più profondo di questa data e trarne le dovute informazioni.

In un articolo meno specifico come quello che sto scrivendo, mi limito a dire che oggi è una giornata impegnativa dal punto di vista energetico. La luce infatti in questo momento dell'anno è al suo minimo, l'oscurità è al suo massimo...Santa Lucia, la notte più lunga che ci sia.
L'anno scorso oggi, all'alba, feci il quadro che rappresenta Santa Lucia che compare all'inizio di questo articolo. Dopo una notte decisamente difficile nella quale avevo pregato molto di ricevere aiuto, trovandomi ad attraversare un momento particolarmente impegnativo del mio percorso, mi alzai che era ancora buio e ricordo solo che il quadro si impose. Non sapevo cosa stavo facendo, e non sapevo niente nè di come farlo nè di che "tecnica" usare...le mani andavano da sole. In meno di un'ora si era manifestata questa figura che mi guardava, con una candela bianca in mano e uno sguardo che veniva da lontano, mi osservava e sembrava parlarmi silenziosamente. Subito mi resi conto che questo non era un quadro nato da me ma qualcosa mi aveva attraversata ed aveva voluto manifestarsi attraverso di me. La sua somatica mi affascinò da subito perchè ha qualcosa di non umano e somiglia molto ad altre figure che si trovano spesso nelle chiese ma anche fuori. A Barga, dove vivo, c'è una piccola testa scolpita nel muro di una strada, qui la conoscono tutti come "Scacciaguai" è un'immagine apotropaica della quale è stato detto molto e quindi non mi dilungo in inutili ulteriori spiegazioni o ipotesi, lascio aperta la questione.



Quello che mi preme dire, qui e ora, è il legame che unisce Santa Lucia, a Venere e al famigerato Diavolo e per farlo mi rivolgo sempre alla mia bussola e cioè il Tarot.
Nel Tarot di Marsiglia il Diavolo è rappresentato come un essere alato, dal corpo azzurro, che porta una fiaccola in mano.



 E' un guardiano, un portinaio, una figura che sta a guardia del piano alto, il piano celeste, il piano del Cielo, è la carta XV che blocca l'accesso al XVI, la Maison Dieu, la CASA DIO.
Perchè ha una torcia in mano? La torcia serve a fare Luce, il Diavolo infatti, come si vede dalla carta, ha occhi da tutte le parti, vede in ogni piano e proprio per questo, per questa spietata capacità di vedere e reggere il peso della vista, può fare luce, portare allo scoperto, smascherare. In questo senso non è così cattivo come lo si dipinge ma anzi, svolge una funzione necessaria e indispensabile e cioè quella di andare a vedere dove nessuno osa (osare infatti è una delle sue parole chiave), fa quello che nessuno ha coraggio di fare ed ha la forza di sostenere la consapevolezza che nasce dalla spietatezza della realtà manifesta.
Il Diavolo è Lucifero, il portatore di Luce.
E Venere? Sappiamo che questo pianeta è ben visibile in due momenti della giornata, all'alba e al tramonto e per questo prende il nome di Venere Lucifero (all'alba, infatti annuncia la Luce del giorno) e Venere Vespero (alla sera e annuncia l'arrivo della notte, notte nella quale continua a brillare e a portare la sua luce di bellezza, come un balsamo che cura le ferite e che infonde forza e consolazione a chi ha la sensibilità di rivolgere gli occhi al cielo e sentire di essere parte di qualcosa di più grande e infinito).
Venere è anche il pianeta della Bellezza e della femminilità.
E Santa Lucia?
Santa Lucia è rappresentata in molte icone con una fiaccola in mano, proprio come il Diavolo del Tarot di Marsiglia! 



 La versione che la vuole con gli occhi nel piatto è la più tristemente nota ma anche quella che svia il profondo significato della sua funzione e mette l'accento su particolari sadici di torture inquisitorie che sinceramente hanno fatto il loro tempo e di fronte ai quali non è ancora stata presa una seria e definitiva posizione di condanna da parte dell'autorità che dovrebbe assumersi la responsabilità del proprio passato.
Si preferisce accecarla e ricordarla con un'immagine di sofferenza e di morte piuttosto che venerarla nella sua funziona divina di portatrice di luce.
Sembra proprio che la funzione di portare luce sia invisa alle forze contrarie e in effetti è proprio così, "l'oscurità è ostile a chi ama la Luce" dice il grande Franco Battiato.
Per concludere questo articolo che vuole essere solo un piccolo contributo alla Causa, dico che oggi si sta per chiudere l'anno 2018 che è stato un anno impegnativo da tanti punti di vista e credo di poter dire con una buona percentuale di esattezza che l'anno che verrà sarà caratterizzato dalla costruzione di una nuova realtà basata su valori di Luce,Cooperazione e Amore, valori legati a quello che nel Tarot è definito Sesto Raggio Cosmico, di cui ho ampiamente parlato in un ebook appena pubblicato su Amazon dal titolo: Quaderni d'artista, Barga portale cosmico orientato. Quindi auguro una buona Santa Lucia a tutti i miei lettori affezionati, a coloro che traggono dalla mia parabola umana e artistica linfa ed energia per poter ben orientarsi in questo delicato momento di TRANSIZIONE. 


domenica 30 settembre 2018

Un ritratto di artista:Pamela Colman Smith




Scrivere un articolo su Pamela Colman Smith non è cosa facile. La storia di questa artista del secolo scorso infatti potrebbe rientrare tranquillamente in quel genere che oggi viene definito "noir".
Ripercorrere questa storia significa sentire il sangue di Pamela che ancora scorre e chiede qualcosa di simile alla giustizia. Una giustizia però diversa, una giustizia in un certo senso "superiore".
Pamela Colman Smith è conosciuta principalmente per aver illustrato il mazzo di tarocchi che attualmente viene più usato e cioè il mazzo di Edward Waite. Nel '900 è stato il mazzo più celebre.
Certamente è bellissimo perchè Pamela era una grande artista ed aveva una mano veramente felice nel disegno.
Le sue illustrazioni infatti, di una modernità incredibile (uno stile che evoca l'odierno Manara, con echi deliziosamente liberty e rimandi a Dorè) sprigionano una fantasia e immaginazione che tradiscono l'essere medianico di questa donna.

La sua bravura era comunque riconosciuta se fu lo stesso Yeats a introdurla nell'ordine della Golden Dawn. Subito dopo la sua entrata, l'ordine si scisse in due parti e lei aderì a quella retta da Arthur Edward Waite, che dirigeva il nuovo tempio di Iside- Urania.





La prima volta che sentii nominare Pamela Colman Smith fu durante i corsi che seguivo sul Tarot, tenuti a Milano da Philippe Camoin.
Ricordo che rimasi molto colpita dal fatto che dopo aver finito di disegnare il mazzo, pare "impazzì" e fu rinchiusa in un ospedale psichiatrico, ma su questa storia non si trova nessuna notizia. La cosa certa è che scrisse una lettera al suo mentore Alfred Stiegliz nella quale diceva, a proposito del mazzo di Waite, che aveva finito un grande lavoro per pochissimi soldi.
Quindi sappiamo che fu retribuita poco per il lavoro svolto che lei sapeva essere di grande qualità e il successo che il mazzo continua ad avere è dovuto principalmente (se non completamente) alle immagini disegnate da Pamela.
Il modo in cui morì poi, è di quelli destinati a lasciare un debito insoluto...morì nel 1951.....

Una parabola impegnativa per un'artista che non smise mai di credere nel suo lavoro e in se stessa.

La vita di Pamela apre a numerose riflessioni.
Personalmente non posso fare a meno di confrontarmi con la figura di questo interessantissimo personaggio semi-sconosciuto, per svariati motivi. Primo tra tutti il suo essere donna e artista, un connubio difficile oggi, figuriamoci a cavallo del secolo scorso. L'ambiente della Golden Dawn, in cui Pamela fu introdotta, non doveva essere un posto particolarmente aperto nei confronti della donna, ma lei, come sappiamo, aderì alla parte del nuovo tempio di Iside-Urania. Perchè? Perchè era diventata amica del signor Waite, il quale le commissionò di disegnare il mazzo di tarocchi di cui ho parlato sopra, ma c'è un'altro motivo più sottile.
Pamela era infatti una potente sensitiva, lo si capisce dalla sua venere natale, nel segno dei pesci, un segno cristico (e quindi di salvezza), che ci dà un'importante chiave di lettura per comprendere bene il destino di questa Anima incarnata. Il nome del tempio in cui entrò poi, dice molte cose.
Il fatto che siano stati degli uomini a fondare un tempio che prendeva il nome da due donne o meglio sarebbe dire, da due degli aspetti più alti dell'essenza femminile, ci dice che l'ambiente in cui entrò Pamela era comunque attento al lato femminile della realtà. Peccato però che fosse pur sempre una visione maschile e, purtroppo, utilitaristica.
La tentazione di sostituirsi al Creatore per plasmare e creare nel vero senso della parola la parte femminile della realtà, è grande nell'uomo. Personalmente credo sia un moto egoico profondo e grave e la storia di Pamela mi spinge a concludere che questo genere di atteggiamento sia purtoppo quasi sempre una pagliacciata di facciata.
Da quello che si comprende leggendo la biografia di Pamela infatti, alla sua morte nessuno dei membri della Golden Dawn si presentò al funerale (il signor Waite era già morto come anche il signor Crowley) e la sua tomba non si sa dove sia. Questo fatto è molto grave all'interno di un ambiente magico-esoterico come quello di cui stiamo parlando. 
Il momento della morte infatti, costituisce il momento più importante nella vita di un essere umano e il modo in cui si lascia questa vita, se guardato dalla giusta prospettiva, contiene informazioni fondamentali per comprendere meglio anche la parabola di vita appena trascorsa.
Sappiamo che Pamela morì a 73 anni in seguito alla sua conversione al Cristianesimo. Questo è un dettaglio importantissimo che finora è sfuggito e che credo sia arrivato il momento di approfondire.
Il fatto che questa donna abbia sentito l'esigenza di qualcosa di più alto, lo dice chiaramente l'amarezza che nasce dal seguire la sua parabola, che non può essere definita "discendente". Pamela infatti riceveva conferme continue della sua bravura, sapeva di essere un'artista qualificata. Non era questo il suo problema. Il suo problema reale erano i soldi. Pamela infatti, che ricordiamo aver vissuto per 40 anni con la stessa compagna di vita, non veniva retribuita abbastanza per la qualità dell'opera che svolgeva e questo può essere il motivo principale per cui accettò di entrare nel tempio di Iside-Urania del signor Waite. Questo sospetto è rafforzato dalle parole deluse che Pamela disse al suo mentore e di cui prima abbiamo fatto citazione.
Prima di proseguire è doveroso fare una breve precisazione. Lungi da me il voler relegare la parabola di Pamela a una questione sessita. Sarebbe troppo facile infatti dare la colpa al maschio cattivo e prepotente che detiene il potere e sfrutta la donna, nella sua essenza, in ciò che a lui manca e cioè il lato mistico-sensitivo. Lungi da me anche il voler lanciare una croce addosso a qualcuno, il lancio della croce infatti è uno sport che lascio volentieri a chi non ha un punto di vista.
Il mio intento è semplicemente quello di fare un ritratto di Donna, come io lo sento, senza pretendere di avere ragione ma solo per spingere il più possibile a una riflessione seria, che nel nostro tempo assume un'importanza capitale.
Vivamo infatti in un secolo in cui la donna è chiamata a una presa di coscienza che significa essenzialmente un guardarsi dentro, risolversi e rendere al mondo ciò per cui dovrebbe essere stata creata, in un'ipotesi creazionistica che non mi trova per niente in disaccordo.
Sappiamo che Pamela, nel 1911 si convertì al Cattolicesimo e creò una casa vacanze per sacerdoti cattolici. Una scelta bizzarra e interessante che ci racconta molte cose.
Delusa probabilmente dal fallimento della sua entrata nella Golden Dawn, dalla quale sperava di ricavare quel benessere economico che le mancava e che lei sapeva di meritare in quanto brava professionista nel mestiere di illustratrice prima che artista, si era convertita. L'atto di conversione, soprattutto per una persona che ha le esperienze che Pamela aveva, non nasce solo da una questione di tornaconto e utile. Provenendo dalle file dell'esoterismo più forte sicuramente una conversione deve essere vista anche e soprattutto dal punto di vista di ricerca spirituale...di ricerca di quella luce che proviene necessariamente da una fonte più alta, una fonte "super partes".
Una donna sensitiva e mistica, queste cose le comprende senza ombra di dubbio. Se la conversione le abbia portato quella luce di cui lei, come tutti, aveva bisogno, non possiamo saperlo dai dati della sua vita.
Pamela infatti morì in povertà e tutti i suoi effetti personali, compresi i disegni, furono venduti per saldare i debiti che aveva contratto.
La sua compagna non ricevette nulla, compagna che ricordiamo le rimase accanto per 40 anni.

Una storia amara, di quelle da dimenticare perchè ricordarle equivarrebbe a sollevare veli pesanti, iniziare riflessioni pericolose, che presuppongono per prima cosa una capacità di intelligenza e discernimento che non è facile raggiungere.
La cosa che posso dire io, da studiosa del Tarot di Marsiglia, è proporre un confronto tra la versione del "matto" presente nel Tarot e quella nel mazzo di Rider Waite, precisando che questo confronto fu luminosamente suggerito da Philippe Camoin durante i corsi. Quindi io mi limito a riproporre una riflessione che, nel tempo, non ha mai perso in me la carica di importanza che possiede e credo sia una riflessione doverosa da fare, dal momento che il mazzo di Waite è uno dei più usati ancora oggi.
Nel Tarot di Marsiglia la carta del matto, che ricordo non ha numero, rappresenta l'Anima che intraprende il viaggio di ritorno verso la meta rappresentata dalla carta XXI e cioè il Mondo. Il matto del Tarot di Marsiglia è un personaggio che cammina, con un sacco in spalla e si muove in direzione sinistra destra. Da questo punto di osservazione non è separabile da quello che è stato definito "mandala Camoin", la disposizione cioè dei restanti 20 Arcani in tre file da sette carte ognuno, che rappresentano le tappe del percorso che l'anima si accinge a fare nella vita. Tappe difficili perchè la via dell'Anima (quando ritorna a casa) è sempre la più complicata, in quanto si oppone al flusso discendente che l'ha attratta verso la materia.



(Il Matto del Tarot di Marsiglia, versione di Nicolas Conver)


(Il matto dei tarocchi di Rider-Waite, disegnato da P. C. Smith)


Il matto del Tarot di Marsiglia è spinto da un cane, che è anche un demone, azzurro (il colore della pelle di un'altro arcano importante del mazzo, il numero XV, Le Diable, ma anche il colore del cielo).
Nel mazzo di tarocchi di Rider Waite,al contrario, il matto è raffigurato come un bel giovane slanciato, con la testa ornata da un copricapo piumato, il sacco in spalla, un fiore bianco in mano, il volto rivolto al cielo, che cammina in direzione contraria a quella del matto del Tarot di Marsiglia, senza guardare dove mette i piedi,pericolosamente verso l'orlo di un precipizio...un cane bianco lo accompagna festoso...facile immaginare che se niente fermerà la sua spensierata follia, precipiterà di sotto.
Questo raffronto semplice, che ognuno può fare senza alcuno sforzo, basta osservare i disegni delle due carte, contiene un monito importante e anche una chiave di volta all'interno del contesto esoterico nel quale il Tarot si inserisce.
Le origini del Tarot di Marsiglia infatti sono avvolte nel mistero, sicuramente risalgono a conoscenze veicolate dai padri del deserto. Ci sono molte ipotesi a proposito e personalmente ho una mia idea in merito, idea che non mi interessa divulgare perchè contribuirebbe solo a creare maggiore confusione nella testa del lettore digiuno di certi argomenti.
La cosa che invece mi interessa sottolineare perchè inerente alla vita di Pamela è il fatto che a questa artista medianica fu commissionato di disegnare un mazzo che nasceva dalla mente di un grande esoterista del passato, il quale aveva dato una sua personale visione dei 22 arcani, visione che ha condotto Pamela in psichiatria, o almeno così pare. Questo è un fatto da sottolineare e un monito da lanciare a tutti coloro che, attirati dalla bellezza ed eleganza indiscussa dei disegni, si lasciano ispirare da questo mazzo e magari lo usano anche per rispondere a domande di inconsapevoli consultanti.












mercoledì 19 settembre 2018

Illusioni, fraintendimenti, interpretazioni nel percorso spirituale.


Parlare di questo tema corrisponde ad un atto che, in termini di percorso spirituale, ha una sua Responsabilità.
Troppo facile infatti assumere un atteggiamento oppositivo nei confronti dell'oppositore...
La prima domanda che mi sorge, nell'accingermi a portare una testimonianza viva di quello di cui sto scrivendo, è: cosa vuol dire "percorso spirituale"?
Già questa domanda apre a una rosa di risposte che definire "mistica" equivarrebbe a evocare potenti proiezioni di significati, corrispondenti a esperienze che poco hanno a che fare con ciò di cui sto parlando.
La curiosità che muove la domanda potrebbe allora essere concentrata sull'aggettivo "spirituale", cosa si intende con questa parola?
Spirituale è tutto ciò che attiene allo "spirito", inteso comunemente come ciò che si contrappone alla "materia". Contrapposizione che, a ben vedere, non esiste, infatti la fisica quantistica lo ha detto che tutto è materia a livelli diversi di densità e (quindi) vibrazione.
Quando si tira in ballo il termine "spirituale" si dovrebbe immediatamente associare il termine "fraintendimento", non con intenti polemici o di fazione, ma solo per il riconoscimento dell'importanza del discernimento in ambito di "percorso".
Ed ecco che ci riallacciamo alla domanda di partenza: cosa si intende per "percorso spirituale"?
A questo punto il lettore attento starà sperimentando una specie di "brain storming", così è stato definito il momento in cui il mentale inferiore inizia a non reggere più.
Questo è un rischio serio in qualsiasi vero percorso, basti pensare alla parabola di Nietsche.
Non è una questione di "follia", troppo facile sarebbe bollare la questione con questa definizione e fortunatamente una parte di scienza della mente e del suo funzionamento, ha intrapreso percorsi di studio che all'epoca erano considerati pionieristici e quindi avversati (basti ricordare il rapporto tra Jung e Freud).





I disturbi neuropsichici legati allo sviluppo spirituale sono stati segnalati da un grandissimo psichiatra del passato: Roberto Assagioli.
Assagioli ha il grande merito di aver detto che non tutti i pazzi sono mistici e non tutti i mistici sono pazzi e che se un mistico vero viene curato come un pazzo in realtà viene reso pazzo e questo è il gioco dell'avversario prestato alla psichiatria.
Nel libro mai abbastanza riletto Il maestro e Margherita, Bulgakof affronta questo tema attraverso la letteratura.



Cercare di districare la matassa di lana caprina che emerge inevitabilmente nel momento in cui si tira in ballo la parola "spirituale" equivarrebbe ad avere un moto di follia divina, credibile ai miei occhi solo all'interno di una realtà di stampo francescano e con francescano intendo qualcosa di scalzo e felice.
Il percorso spirituale è difficile.
Questa è la prima cosa che non dovrebbe mai mancare di essere ricordata a tutti coloro che pensano che la spiritualità non abbia un prezzo. E' da questa difficoltà che nasce la necessità di testimonianza e l'afflato reale alla condivisione.
In questo punto del percorso, l'ego dovrebbe essere già stato raffinato al punto di essere docile e complice. Quando avviene, per me significa che il percorso è vero. Diciamo che il maestro si riconosce dalla prova che sta affrontando e la necessità drammatica di "maestri" è una delle urgenze principali del tempo che viviamo. Inoltre in un percorso spirituale tradizionale, la figura maschile del maestro è necessaria in quanto punto fermo intorno a cui ruotino potenti energie di elevazione.
Interpretare il percorso spirituale significa secondo me, parlare di se stessi fino ad un certo punto e poi seguire una strada che si perde nella Luce.




martedì 18 settembre 2018

Esperienza mistica. Una riflessione.



Torno a scrivere sul mio blog, dopo tanto tempo che non lo faccio.
Questo articolo lo dedico a una persona, mi piace pensare che sia l'unica e anche se non fosse, non me lo dite vi prego, dicevo che questo articolo lo dedico all'unica persona che mi segue da quando ho postato la mia prima fotografia in rete (adesso ce ne sono per tutti i gusti, dal collo in su).
Voglio fare un articolo "intimista", mi autodescrivo, visto che nessuno è riuscito a darmi una definizione forte abbastanza da passare...in realtà una persona c'è e quando leggerà questo articolo si riconoscerà e saprà che tra di noi è tutto risolto e che la sorellanza prevede anche le porte dure sbattute in faccia, che non sono porte e se fanno male, lo fanno a fin di bene.
Esperienza mistica...questa sconosciuta. Ma cos'è un "esperienza mistica"?...parlarne in modo mistico, significherebbe scrivere in versi, e in questo il mai abbastanza compianto Gabriele Mandel Khan ha lasciato un monito.."il mondo ha bisogno di poesia"..e lui lo aveva visto il mondo, ve lo assicuro, e anche subito....
Ma io non ne voglio scrivere in versi. Voglio parlarne con il mio linguaggio, dal momento che per fortuna o per sfiga, l'esperienza mistica la conosco. A questo punto invito tutti coloro che sentono obiezioni, a interrompere gentilmente e con rispetto la lettura, con il rispetto verso ciò che evidentemente non li contiene più.
L'esperienza mistica è come una porta che si apre. Perchè si apre? e chi lo sa...ci sarebbero tante spiegazioni logiche e serie, e in effetti ci sono, ma servono fino a un certo punto. Anche la spiegazione razionale più seria, stimata, precisa e rispettosa si ferma di fronte all'evidenza dell'esperienza vissuta. E' per questo che l'esperienza mistica, per essere compresa, necessita della condivisione.
Può essere la condivisione di un istante, di una sensazione, di un pensiero, di un "caso", può essere un lampo e all'inizio è così...tutti l'hanno provato solo che non se lo ricordano.
Andando avanti l'esperienza "mistica" si fa più sicura per l'esperienza che ha alle spalle...i libri servono poco ve lo assicuro..tranne alcuni e cioè quelli che ci chiamano...ma per ricevere la chiamata da un libro, bisogna già essere un pochino elastici, altrimenti si può attraversare la biblioteca di Alessandria come cinghiali senza riceverne nessuna impressione...o fare come il grammatico della novella sufi, che è caduto nel pozzo...ma quella è un'altra storia.
In una chiesa del paese dove al momento vivo, c'è un dipinto raffigurante una donna che viene colpita al terzo occhio da un raggio.
Il tutto ovviamente è in chiave cristiana, il misticismo ha per forza di cose a che fare con la religione, vuoi perchè il mistico è un disadattato che ha bisogno di riparo e comprensione, più raro il caso che sia un risvegliato. Si perchè l'esperienza mistica si riallaccia al discorso tanto vilipeso che va sotto la dicitura "risveglio spirituale". Alla luce delle aberrazioni che si vedono, ci vorrebbe un cambio di vocabolario...lasciamo il risveglio spirituale ai master blasonati e iniziamo a parlare di casse di pomodori...io parlo di casse di pomodori e lascio, a chi ha gli attestati appesi alle spalle, di parlare di tutto il resto o anche a "chi sa"...i più, all'interno dei quali io non ci sono perchè ho torto, la ragione è dei cretini (cit).
L'esperienza mistica...cosa è? Ho scritto tanto ma non ho detto niente...o forse si...in realtà l'ho detto a chi ha orecchie per sentire, cuore per ricevere e umiltà per leggere questo articolo.
Quindi grazie a te che sei arrivato fino in fondo, non hai vinto niente se non che adesso mi conosci un pò di più e forse, hai ricevuto qualcosa.



lunedì 26 marzo 2018

LE STANZE DELL'APPRENDIMENTO



Ho scelto questo titolo perchè secondo me rende bene l'idea di quello che mi è accaduto e che si è concretizzato in due serie di opere, dal titolo "Nigredo" e "Albedo".

Nigredo è un termine usato dall'alchimia per indicare il momento in cui "occorre far morire tutti gli ingredienti alchemici, macerandoli e cuocendoli a lungo in una massa uniforme nera" (cit. Wikipedia)
In termini di esperienza umana questo fatto si traduce in crisi vera, in senso etimologico, dal verbo greco "krino" che significa separare, discernere. Durante la crisi, se vissuta con Coscienza, si ha la grande opportunità di fondere insieme ogni sofferenza, fino alla sua riduzione a una massa oscura e informe, massa dalla quale, per opera di una reale e sincera volontà di rinascita, usciranno nuovi germogli.
La vita diventa quindi un'immensa opportunità. Lungi dalla presunzione di "aver sconfitto la sofferenza", si accede però ad un nuovo modo di percepire la realtà, non più come un già dato che segue binari prestabiliti, ma piuttosto come un'immensa opportunita' da far fruttare. Per farlo però, occorre essere passati attraverso inferni freddi e solitari (e bisogna passarvi a piedi nudi e bisogna passarvi molte volte, e ogni volta e' piu' difficile della volta precedente).
L'esperienza interiore è la medesima per tutti coloro che sono chiamati a fare un passetto nella direzione del cambiamento, gli altri hanno tutto il diritto di non muoversi e restare dove sono, se poi la realtà che vivono li soddisfa, non c'è alcun motivo di muoversi. Se non li soddisfa, possono iniziare a fare ciò che il maestro George Ivanovich Gurdjieff consigliava ai suoi discepoli, principio ribadito da Rudolf Steiner in uno dei 6 esercizi spirituali che ha lasciato e cioè, interrompere l'espressione delle emozioni negative (lamentele, attacchi gratuiti ed altre amenità) e volgere l'attenzione alle impressioni positive. A Primavera l'esercizio è facilitato data la forte spinta alla Rinascita che arriva da Gea, il pianeta in cui stiamo e in cui stai anche tu, che stai leggendo, in questo momento, anche se forse te lo sei scordato.

Alla fase della Nigredo segue la fase dell'Albedo nella quale si vive una vera e propria rinascita interiore. Un processo lento e ineluttabile di scioglimento e ricoagulazione, lontano dalla drammaticita' che ha caratterizzato l'esperienza precedente. Nella fase dell'Albedo scopriamo, o meglio, iniziamo a riCordare chi siamo. E' un ritrovarsi pieno di gioia e di stupore, un alzare il velo e iniziare a vedere e comprendere che e' tutto molto piu' semplice di quello che si "pensa".
"Primitivismo di Primavera" e' il nome della serie di tele che rappresentano questa fase, uscite improvvisamente con un moto inarrestabile.
Rappresentano il principio che bisogna tornare indietro per andare avanti, e cosi' ho fatto. Sono tornata alla mia origine, il punto da cui partii molti anni fa nella ricerca artistica. L'Art Brut, l'espressivita' ingenua e immediata dei bambini, la ricerca di quella freschezza pura e spontanea nel segno e nell'espressione. Sono andata pero' avanti, perche' l'esperienza della Nigredo era stata reale e non un modo per darmi "un tono". Quindi ho rappresentato i 7 chakras che sono i punti energetici del corpo che si attivano grazie alla risalita di un'energia, che tutti possediamo ma che nella stragrande maggioranza dei casi resta quiescente, cioe' addormentata. Viene chiamata energia di Kundalini ed e' rappresentata spesso come un serpente, arrotolato alla base della colonna vertebrale.

Per chi fosse interessato, scrissi alcuni articoli su questo blog, in occasione della personale dal titolo "Santa Subito" che feci l'estate scorsa al Castello Malaspina di Massa, nella quale facevo un primo punto dell'arte prodotta dopo lo sblocco improvviso di questa energia.

http://chiaralampo.blogspot.it/2017/05/autoritratto-col-serpente.html

"Le stanze dell'apprendimento" è il titolo che darò alla prossima mostra, dove, in quanto artista, porto testimonianza del modo in cui sono riuscita io ad attraversare questo processo interiore.

La mostra si articolera' in due sezioni, Nigredo ed Albedo e saranno esposti circa 20 quadri, oltre a molti disegni fatti in canalizzazione.


lunedì 12 marzo 2018

Il Sole a mezzanotte



"Prajapati è invero l'anno, due sono le sue vie: una verso il Sud, l'altra che volge a Nord. Coloro i quali considerano come atto il compimento dei sacrifici e dei doveri religiosi, costoro conseguono il mondo lunare e di nuovo ritornano quaggiù. Questo è il motivo per il quale i saggi che desiderano prole procedono sul cammino che mena a sud. La fruizione del mondo dei sensi è infatti la via dei Padri. Coloro i quali, invece, avendo ricercato per la via del Nord il proprio Sé mediante ascesi, studio, fede, conoscenza, conseguono il sole; costoro invero non ritornano più quaggiù perché hanno raggiunto la sede dei soffi vitali che è l'immortalità, la non-paura, il fine supremo.

Prasna Upanishad, I,9 e I,10

"Senza uscire dalla porta, conoscere il mondo! Senza guardare dalla finestra, vedere la Via del cielo! Più lontano si va, meno si conosce. Perciò il Santo conosce senza viaggiare; egli nomina le cose senza vederle; egli compie senza azione."

Tao Te Ching, XLVII


Ho intitolato questo quadro "Il sole a mezzanotte", definizione usata in alchimia per descrivere una fase del processo interiore di trasformazione.
I simboli vanno intuiti. Questa frase è stata una perla di salvezza per la mia intuizione che ha sempre funzionato meglio della mia parte razionale. Intuizione che si è rivelata preziosa nel momento della sua concretizzazione in un quadro.
Questo quadro appartiene alla serie "Nigredo" che è nata nel vero senso della parola, a conclusione di un lungo periodo complesso che attraverso dal 10 settembre del 1975, l'unica data che mi ricordo bene, essendo quella del mio compleanno.
Siccome sono fermamente convinta che se un quadro parla, non ci sia bisogno di troppe parole per descriverlo, lascio la parola al quadro che parlerà a chi dovrà parlare e a chi sentirà qualche interesse per la tematica trattata.










martedì 6 marzo 2018

UN PUNTO DI LUCE




LA CHIAVE DELLA PORTA DELLE LAME
                                                                         

E' bello ogni tanto ritrovarsi nel suono di una campana
 Nella Quercia del Libano accanto alla chiesa ritrovo le donne sciamane e la loro antica sapienza che le lega a Madre Terra, Gea.
Trovo anche le sciamane guerriere e il loro cerchio bianco, che assomiglia all'orbita di Saturno, come una lama affilata roteante che impedisce il passo.

La caratteristica della Donna è quella di poter fuggire e ritirarsi in un mondo tutto suo, "la stanza tutta per sè" di Virginia Wolf... quello spazio nel quale la donna vive l'importantissima opportunità di liberarsi da ogni condizionamento e fare l'esperienza dell'esistenza di una realtà che solo perchè non si tocca, non significa che non sia reale.
In questo XXIesimo secolo, che nel Tarot di Marsiglia è rappresentato dalla carta XXI, il Mondo, ogni donna sta ricevendo una chiamata dalla parte più antica di sè, chiamata che non è facile eludere e che se non viene accolta, promette di trasformarsi in qualcosa di già tristemente visto...
Lo sciamanesimo descrive l'esistenza di due dimensione che chiama Tonal e Nagual. La donna che si risveglia è la donna che inizia a ricordare, attraverso l'esperienza, che esiste tutta una realtà, che lo sciamanesimo chiama Nagual, non meno reale di quella che viene comunemente accettata come tale.
Certamente questa dimensione non è preclusa all'uomo, ma alla donna da sempre spetta il privilegio di poter aspirare a mostrare la via...una delle tante vie che si aprono ad un certo punto del cammino dell'esistenza...
In questo cammino, esistono gli incontri "casuali", i migliori perchè spontanei e non organizzati. Solitamente in questi incontri, che in realta' non sono casuali ma seguono logiche che sfuggono a una cartesiana e oserei dire binaria visione della realtà, accade qualcosa. Può essere che ci si debba passare un testimone, oppure che si debba semplicemente mettere un punto di luce in un disegno che esiste indipendentemente da noi. 
Kandinsky, nella sua profetica visione dell'arte del futuro, parlava di ARTE TOTALE, intesa come fusione di più linguaggi artistici. Per poterlo fare, ci vuole un contenuto condiviso. Le donne in questo possono fare cerchio, riconoscendo la propria esperienza nell'esperienza dell'altra, possono incontrarsi in modi imprevisti, intrecciando il cammino in un'esperienza condivisa che sia reale e cioè realmente esperita attraverso la propria esperienza, unica e irripetibile.
La poesia "Madonna di cuori" è opera della poetessa messicana Guadalupe Angela, di cui a breve uscirà un'antologia tradotta in italiano da Angela Masotti ed edita attraverso l'Associazione culturale Cento Lumi di Barga (Lu).
Il quadro è della sottoscritta e prende il titolo dalla poesia citata. 

Madonna di cuori (Guadalupe Angela)

Il mio cuore è un sonaglio abbandonato su una panchina, che ancora tintinna.
Il mio cuore è appeso fuori, col fil di ferro.
Il mio cuore è un disegno abbozzato.
Anche in pubblico, il mio cuore si isola: è interrato nell'orto.
Il mio cuore è il centro di una castagna.
Il mio cuore è sotto una tegola: sul tetto fa le fusa un gatto bianco e nero.
Il mio cuore è il pezzo di stoffa che non servì per il vestito.
Il mio cuore è una carta velina, senza incartato dentro nessun souvenir.
Il mio cuore gira sul rullo che trasporta il bagaglio.
Il mio cuore sono i minuti in ritardo dell'aereo.
Il mio cuore è la gru che rimuove l'auto; è la mia auto, che si porta via la gru.
Il mio cuore è una brocca senz'acqua.
Il mio cuore è un lago artificiale.
Il mio cuore è un parabrezza appannato.
Il mio cuore è un salvadanaio pieno di bigliettini.
Il mio cuore è una donna che attraversa il viale.
Il mio cuore è una ragazza che apre l'astuccio del trucco.
Il mio cuore è una biblioteca deserta.
Il mio cuore è un fiore azzurro, tra le case in costruzione.




domenica 17 dicembre 2017

SANTA LUCIA



Chi è quella figura? Sinceramente, non so rispondere esaurientemente, la 
questione è aperta. Posso portare una testimonianza diretta però, dal momento che io ne sono l'artefice. 
Parlerò del modo in cui è nato questo quadro. Questo quadro nasce il 13 dicembre 2017, in maniera del tutto inaspettata. In due ore si è 
imposto, in due ore è nato...parto veloce.
La tecnica? Boh, non so rispondere, ho ricordi sbiaditi. 
Le paranoie che bloccavano la creatività non hanno avuto il tempo di 
impedire la sua realizzazione..... parto veloce è parto veloce (parla una 
che di parti lenti e difficili fino a rischiare la morte se ne intende per 
esperienza vissuta sulla propria pelle).
Questo quadro nasce in seguito a un'esperienza reale di preghiera.
Cosa è una preghiera?
La domanda che porta è questa, una domanda di LUCE.
Buona rinascita a tutti coloro che sentono il significato profondo del 



NATALE.

lunedì 12 giugno 2017

IO E IL MIO DRAGO



L'opera di Paolo Uccello, "San Giorgio e il drago" ha sempre esercitato su di me un potente effetto di fascinazione, dovuto al fatto che nel sogno ho ritrovato molti elementi rappresentati in questo quadro, primi fra tutti il drago e la grotta.
Risale a circa 10 anni fa un sogno importante che feci, del quale parlai con uno psicanalista di Roma, purtroppo la distanza che ci separava non rese possibile intraprendere un percorso, ma forse, alla luce di quello che è accaduto in seguito, non era necessario...se è vero (come credo) che il caso non esiste, il mio destino era quello di fare tutto da sola. 
Elementi fondamentali di questo sogno erano l'incontro con un gigantesco drago addormentato che bloccava il percorso a ritroso che stavo compiendo, dopo essere passata attraverso un canale "ciliato" e essermi ritrovata in un lungo corridoio sotterraneo, precisamente il corridoio di un monastero.
Il quadro di Paolo Uccello, al di là dell'esecuzione formale (che tocca ai miei occhi delle punte sublimi) propone gli stessi elementi dando conferma del fatto che esiste un vissuto comune a tutti gli esseri umani.
Basta fare una ricerca su google mettendo la parola "drago" per rendersi conto di quanto questa figura sia presente, da sempre, nell'immaginario collettivo.
Il drago è un simbolo e il simbolo si sa, va intuito. Spiegarlo significa ricondurlo a una definizione che per quanto possa essere esaustiva,  non potrà mai essere completa proprio per la sua natura di definizione. 
Per non addentrarci in una questione filosofica di lana caprina, parlerò quindi del mio drago personale, quello che ho rappresentato nella tela "Io e il mio drago" e di come mi sia ispirata all'opera di Paolo Uccello per proseguire la ricerca.
Nell'opera dell'artista fiorentino infatti vediamo rappresentata la scena in cui San Giorgio, in groppa ad un cavallo bianco, trafigge il drago che la fanciulla tiene al guinzaglio, fuori da una grotta.
Una delle domande che mi è sempre sorta di fronte a questa scena è la seguente "ma c'era proprio bisogno di ucciderlo?". La fanciulla non sembra in pericolo e oltretutto porta il drago al guinzaglio, a livello simbolico il messaggio è potente, portare al guinzaglio significa aver domato, significa condurre e non essere condotti.
Certo, condurre una bestia di quelle dimensioni non deve essere cosa facile, ma dal momento che la scena si svolge fuori da una grotta, mi viene spontaneo immaginare che la fanciulla sia entrata, abbia incontrato il drago, sia riuscita in qualche modo misterioso a renderlo mansueto in modo da mettergi un guinzaglio e condurlo alla luce del sole. 
Appena uscita ecco arrivare da una nube vorticosa un cavaliere in assetto di guerra armato di lancia che, senza chiedere il permesso, trafigge la bestia della fanciulla la quale fa un gesto con la mano che in me risuona come tutto meno che un gesto di esultanza.



Da questo sentire è nata l'esigenza di estrapolare i due elementi nei quali mi riconoscevo e cioè la fanciulla e il drago e liberarli dalla visione cattolica di Paolo Uccello.
Da qui, la tela "Io e il mio drago". 



Protagonista è la bestia, liberata dai condizionamenti di una cultura cattolica e maschilista che ha sempre temuto la potenza della femmina e, invece di integrarla e collaborare con essa, ha preferito sottometterla uccidendola e relegandola a ruoli subalterni. Questo è il grande dramma di tutte le religioni maschiliste monoteiste, secondo me, dramma che oggi, nel XXIesimo secolo, la donna è chiamata a risolvere una volta per tutte, riappropriandosi del proprio drago interiore, lavorando su di esso in modo autonomo, trasformandolo insomma, per poi poter usufruire della grande forza che esso contiene.
Come è scritto nel Tarot, un vero e proprio libro per immagini, lo Spirito Santo è femmina, questo è il secolo in cui si renderà sempre più chiaro, questa è la chiamata che la Donna riceve, la scelta se accettarla o meno dipende da molti fattori, alcuni lo chiamano libero arbitrio, altri incoscienza, altri sordità...

La carta XXI del Tarot, Le Monde, rappresenta una Donna che danza in un ovale, una mandorla si potrebbe dire, circondata dalle figure dei quattro evangelisti, Un'immagine che contiene  un "mondo" di significati e simboli più o meno evidenti, un'infinità di riferimenti che esulano dal presente articolo.


Questo disegno rappresenta il momento prima dell'incontro col drago. Subito dopo essere passata attraverso il tubo marrone, con un'apertura cicliata, (tubo che si trovava fuori dalla finestra di un antico monastero), mi ritrovai in un corridoio e vidi venirmi incontro una bambina tenuta per mano da un signore col cappello e un vestito grigio, molto elegante.

domenica 11 giugno 2017

ARTE MONUMENTALE/ARTE TOTALE (Introduzione)


(La Coppa, disegno)

In tempi oscuri come quelli in cui viviamo, la Luce si ritira in zone della Coscienza ben nascoste, come un tesoro che attende di essere trovato.
La ricerca è un percorso interiore che richiede coraggio e determinazione. Come un viaggio in quella "terra desolata" cara ad Eliot,  si parte con una raccomandazione sola..."tutte le strade sono buone basta che abbiano un cuore" (Don Juan)... .
L'Arte è una strada, una delle molte esistenti.  l'Artista è un canale,  attraverso il quale far fluire contenuti tanto più oggettivi quanto più il canale è pulito. Questo è il punto di svolta, la grande possibilità che si è sempre offerta e sempre si offrirà all'Artista.
"Tutti i mezzi sono sacri se sono intimamente necessari. Tutti i mezzi sono sbagliati se non scaturiscono dalla necessità interiore....tutto, specialmente all'inizio è questione di sentimenti. Solo il sentimento, specialmente all'inizio del cammino, crea la vera Arte. Se l'impianto generale si può precisare anche in teoria, quel qualcosa in più che costituisce la vera anima (e in parte l'essenza) della creazione non si può trovare o creare con la teoria, se non è ispirato dal sentimento durante l'atto creativo...vediamo così che i problemi grandi o piccoli della pittura (ma io aggiungerei di qualsiasi espressione artistica, ndr) dipenderanno dall'interiorità" (W. Kandinsky).
Che ne sia più o meno cosciente, l'Artista nel momento della creazione ubbidisce al detto di Socrate "conosci te stesso".
A questo punto è necessaria una precisazione per poter proseguire, Sentimento non è emotività. Il primo appartiene a una dimensione superiore dell'esperienza, una dimensione intima che non riguarda altri se non il soggetto stesso che esperisce. L'Amore è, tra tutti, il Sentimento più potente e il più frainteso. Per arrivare a provare il sentimento dell'Amore in tutta la sua forza dirompente, bisogna essere preparati e la natura in questo aiuta mettendo degli sbarramenti che, se da un lato rendono arduo l'accesso a questa dimensione, dall'altro proteggono...si perchè i rischi connessi a questo tipo di frequenza ci sono e sono importanti..inoltre, come ricorda il maestro George Ivanovich Gurdjieff "tutto ha un prezzo".
L'emotività è invece una semplice reazione a uno stimolo, dire questa cosa significa attirarsi le peggiori critiche perchè è dura accettare che tutto quello che "proviamo" sia illusorio, ma così è. Per crescere e andare avanti questa precisazione è fondamentale, così come è fondamentale la sua accettazione, fatto assolutamente privato e personale.... "Ambasciator non porta pena".
Nel saggio "Lo spirituale nell'arte", vera e propria perla di conoscenza e bussola di orientamento, Kandinsky profetizza la nascita di un'ARTE MONUMENTALE, un'arte cioè che nasca dall'unione e dalla forza delle varie Arti. Pittura, Scultura, Musica, Letteratura.
Tutte queste forme espressive altro non sono che l'espressione resa concreta e fruibile di contenuti impalpabili che, per potersi manifestare necessitano di essere ristretti in una forma espressiva. "Approfondire un'Arte significa stabilire i suoi limiti mentre confrontarla con le altre Arti significa sottolinearne l'identica tensione interiore. Si vede così che ogni arte ha forze uniche e insostituibili. E si arriverà così ad unire le forze delle varie arti. Da questa unità sorgerà col tempo l'arte che già oggi possiamo presagire, la vera Arte Monumentale".
Queste parole pronunciate il secolo scorso dimostrano in maniera inconfutabile la carica profetica dell'Uomo che fu Kandinsky, infatti oggi iniziano ad acquistare il loro senso alla luce dei tempi che viviamo. Siamo nella fase di passaggio tra l'Era dei Pesci, l'era Cristica, e quella dell'Acquario. 
Condivido uno dei molti link in cui si spiega in maniera semplice e comprensibile il senso del passaggio tra il vecchio e il nuovo, passaggio che ci vede protagonisti. 


Il cambiamento richiederà molto tempo, molto più tempo di quello che è dato vivere ad ognuno di noi, l'unica cosa reale che possiamo fare è prendere Coscienza dello Spirito del Tempo in cui ci muoviamo perchè tutto è solo una questione di Coscienza. solo attraverso una reale presa di Coscienza potremmo vivere appieno il tempo che ci è dato.

L'evoluzione è una spirale...tornare indietro per andare avanti.

(Pescatrice, disegno)


(Portatrice d'Acqua, lo Spirito del Tempo, disegno)

(Sollevare il velo, disegno)


venerdì 9 giugno 2017

LO SPIRITUALE NELL'ARTE




(Titolo. Passaggio del Testimone, disegno)



La collaborazione tra artisti può avvenire in molti modi. Se una grande Anima ha lasciato il corpo fisico, questo non significa che sia scomparsa. Ciò che durante la sua permenenza terrestre ha realizzato, in termini di Anima, resta e continua a vivere di vita propria. 
Ho esperienza di questa realtà attraverso il contatto con anime disincarnate che sento costantemente al mio fianco, la difficoltà è stata solo la mia, di accettarne l'esistenza e in seguito avere il coraggio di parlarne.
Una presenza che mi accompagna da anni è quella di Gabriele Mandel Khan, si può facilmente trovare conferma a quello che affermo nelle cose che ho fatto durante questi anni. Mi sono liberata dal bisogno di spiegarmi e spiegare rendendo tutto manifesto attraverso questo strumento meraviglioso (se usato in Coscienza) che è internet.
Con questo articolo intendo rendere omaggio ad un'altra Anima che finora ha occupato un posto silenzioso nella mia esperienza e adesso è arrivata a manifestarsi con tutto il suo splendore. Quando i tempi sono pronti, il fiore sboccia.
Sto parlando della figura di Wassily Kandinsky. Chi non lo conosce può facilmente informarsi facendo una semplice ricerca con google.
In questi giorni di grande fermento e difficoltà interiori, dovuti al momento drammatico che il nostro paese sta attraversando e di fronte al quale non si può restare indifferenti se si possiede quella facoltà chiamata "sentire", ho avvertito l'esigenza fortissima di riprendere il saggio "Lo spirituale nell'arte". In realtà, se vogliamo proprio dire come vanno queste cose, il saggio mi è comparso improvvisamente. Certamente era tra i miei libri, ma ne ho molti e questo credevo di averlo perduto...esiste una dimensione magica legata ai libri, qualcuno la conosce. I libri scompaiono e ricompaiono, ci chiamano, vivono di vita propria. 
In questo momento ne sono comparsi due, che credevo aver perso e invece erano solo ben nascosti: 
"Il fruscio delle ali di Gabriele" di SHIHAB AL-DIN YAHYA SUHRAWARDI e "Lo spirituale nell'arte" di Wassily Kandinsky.



                   


Il primo è una raccolta di racconti esoterici, la lettura dei quali attiene a un'esperienza privata, non condivisibile, dirò solo che l'arcangelo Gabriele sovrintende a tutto ciò che attiene alla scrittura.
Il secondo costituisce la cura e la risposta a tutti i quesiti che si sono imposti alla mia Coscienza da sempre e che adesso sono arrivati al momento di trovare una risposta per poter fare il punto e proseguire.

Riporto le parole di Kandinsky che spiegano in maniera sorprendente la tensione interna che ha portato alla nascita del collage su tela "Omaggio a Mammona":



Kandinsky, nell'introduzione al saggio, descrive la situazione tipica di un'esposizione dell'epoca, siamo nel 1910 lascio alle sue parole e alla vostra comprensione il resto:

"La grande massa gira per le sale e trova le tele cariche e meravigliose. Chi poteva parlare non ha detto nulla e chi poteva udire non ha udito nulla. E' questa l'art pour l'art. Questo annullare i suoni interiori, che sono la vita dei colori, questo disperdere nel vuoto le energie dell'artista è l'arte per l'arte. Per la sua abilità, per le sue capacità di invenzione e di sentimento, l'artista cerca un compenso materiale. Vuole soddisfare la sua ambizione e la sua avidità. A un lavoro comune e profondo subentra la lotta per arricchirsi. Ci si lamenta della troppa concorrenza e della sovrapproduzione. Odio, faziosità, corporativismo, invidia, intrighi sono la conseguenza di quest'arte materialista e inutile. Lo spettatore si allontana inesorabilmente dall'artista che,non avendo per scopo quest'arte senza scopo, coltiva altri ideali. Comprendere significa capire il punto di vista dell'artista. Si è detto che l'arte è figlia del suo tempo. Un'arte simile non può che riprodurre ciò che è già nettamente nell'aria. L'arte che non ha avvenire, che è solo figlia del suo tempo ma non diventerà mai madre del futuro è un'arte sterile. Ha vita breve e muore moralmente nel momento in cui cambia l'atmosfera che l'ha prodotta. Anche l'altra arte, suscettibile di nuovi sviluppi, è radicata nella propria epoca, ma non si limita ad esserne un'eco e un riflesso; possiede invece una stimolante forza profetica, capace di esercitare un'influenza ampia e profonda. La VITA SPIRITUALE di cui l'arte è COMPONENTE FONDAMENTALE è un movimento ascendente e progressivo, tanto complesso quanto chiaro e preciso. E' il movimento della CONOSCENZA (quella che in altri ambiti è stata definita come GNOSI, ndr). Può assumere varie forme, ma conserva sempre lo stesso significato interiore, lo stesso fine. Non sappiamo perchè sentiamo il dovere di andare avanti col sudore della fronte, tra sofferenze malvagità e crisi. Raggiunta una meta, eliminati molti sassi pericolosi dalla strada, una mano invisibile e crudele getta su questa strada nuovi blocchi, rendendola irriconoscibile. Allora però arriva un uomo che ci assomiglia, ma ha in sè una meravigliosa forza visionaria. Egli vede e fa vedere"

Difficile non riconoscere nella figura di quest'Uomo uno di quei "maestri ascesi" di cui si parla tanto in questi tempi.
La dimensione terrestre non è facile per nessuno, ma per chi vive la vita dell'Anima diventa una vera e propria prova.


(Titolo. Melusina Croce-fissa. Disegno)


Concludo con le parole di una grande Artista, Giuni Russo:
"Quando la Verità parla attraverso un'artista incontra il pubblico" 

mercoledì 7 giugno 2017

Riflessioni generali intorno al concetto di Arte.




Sento l'esigenza di scrivere questo articolo mossa da un sincero e spontaneo moto di Amore e impegno verso quella che, a mio avviso costituisce una dimensione dell'esistenza troppo poco considerata nella società attuale.
Mi riferisco alla dimensione dell'Arte.
Per farlo, riprendo il discorso che fu iniziato nel 1910 da Wassily Kandinsky e precisamente in questo articolo mi riferisco all'introduzione del saggio "Lo spirituale nell'Arte" dove vengono sollevate questioni che continuano adesso a costituire un punto fondamentale per la seria riflessione artistica.
Il fatto che a certe tematiche non venga riconosciuto il giusto valore è solo la conferma dei tempi in cui ci stiamo muovendo.

Dice Kandinsky "Nella nostra anima c'è un'incrinatura che, se sfiorata, risuona come un vaso prezioso riemerso dalle profondità della terra e che sia, appunto, incrinato".

Questa semplice frase contiene in se stessa un potenziale universale. Una favola indiana racconta di un PORTATORE D'ACQUA che aveva due vasi ciascuno sospeso alle estremità di un palo che portava sulle spalle



Uno dei vasi aveva una crepa, l'altro era integro. Il vaso crepato provava vergogna di non riuscire a compiere perfettamente il suo compito di portare acqua.
La sua attenzione era rivolta verso l'altro vaso, quello integro e così non notava che l'acqua persa a causa delle crepe serviva ad innaffiare i semi che il portatore d'acqua piantava al suo passaggio, proprio nei punti in cui l'acqua cadeva. In questo modo, grazie proprio al difetto del vaso rotto, si verificava una fioritura meravigliosa.

Una frase illuminante di Leonard Cohen dice: "c'è una crepa in ogni cosa ed è da lì che entra la luce"

Ma torniamo alle parole di Kandinsky circa l'Arte e la funzione dell'artista:
"L'artista",-scrive nell'introduzione al saggio Lo spirituale nell'arte- cercherà di suscitare sentimenti più delicati, senza nome. La sua è una vita complessa, relativamente aristocratica e le sue opere daranno allo spettatore sensibile emozioni sottili, inesprimibili a parole. Attualmente però lo spettatore è quasi sempre incapace di emozioni [...] queste opere impediscono all'anima di involgarirsi e ne tengono viva la tensione come la chiave dell'accordatore tiene tese le corde di uno strumento".
Kandinsky mette l'accento su un punto fondamentale che purtroppo è drammaticamente trascurato da chi si occupa di Arte in questo momento e cioè il rispetto e l'attenzione verso il fruitore dell'opera.
L'artista che voglia davvero essere degno di questa definizione dovrà fare i conti col suo ego, vigilare affinchè i riflettori non siano puntati verso la sua persona, l'artista deve riappopriarsi del suo ruolo di strumento al servizio del prossimo, solo così avrà un senso la sua presenza.

L'artista è chiamato a compiere una scelta interiore, la scelta che nel linguaggio del Tarot è rappresentata dalla carta numero VI, l'Amoreux, che rimanda alla prova che affrontò Ercole quando si trovò al bivio.                                                                                                                                                   

(Annibale Carracci, Ercole al bivio, 1595 circa)

 (Carta VI Tarot di Marsiglia, la SCELTA. Prima tappa dell'integrazione del Sesto raggio cosmico o Raggio di Amore)
                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                  Kandinsky aveva sentito questa scelta capitale e l'aveva magistralmente indicata nell'introduzione al saggio, da cui sto traendo linfa per portare avanti la mia ricerca:
"Dove va l'anima dell'artista coinvolta nella creazione?" si chiede Kandinsky, "cosa vuole annunciare?"
"Illuminare la profondità del cuore umano è il compito dell'artista" (Shuman) e "il pittore è un uomo che sa disegnare e dipingere tutto" (Tolstoj).
Queste sono le due opzioni secondo Kandinsky.

Ogni serio ricercatore che faccia Arte deve avere la possibilità di scegliere, in totale libertà. Quella LIBERTA' di cui si parla tanto in questo periodo per altri motivi, la libertà che nasce dalla CONSAPEVOLEZZA. Se non abbiamo Coscienza siamo destinati a seguire il flusso che porta drammaticamente verso l'involuzione.
E' solo attraverso una presa di Coscienza che si può decidere, è solo facendo luce sulla possibilità di una scelta che si può esercitare il nostro diritto di scelta.
Non credo che attualmente si possa parlare di libero arbitrio, quello che vedo è solo un'umanità privata completamente di ogni possibilità di scelta, bombardata da informazioni manipolate finemente che hanno lo scopo di indurre a pensare una realtà conforme agli interessi di un ristretto numero di persone, non proprio benefiche al proseguimento della specie...

lunedì 5 giugno 2017

L'AMORE AL TEMPO DELLA PESTE




Ho intitolato "L'amore al tempo della peste" una serie di disegni su carta da pacco che si sono imposti alla mia coscienza con una forza inarrestabile.
L'Artista è un canale e ha bisogno di far scorrere ciò che lo attraversa, pena la morte.
Dire così può sembrare assurdo o eccessivo per chi dall'esterno coglie solo la parte folkloristica della questione.
In realtà l'artista paga sulla sua pelle ogni cosa che lo attraversa e con l'arte ha la grande opportunità di buttare fuori e liberarsi, alleggerirsi da contenuti che molto spesso costituiscono un reale pericolo per la sua salute psicofisica.
Il pericolo che corre è quello di identificarsi con le istanze che lo attraversano: vedere concretizzato fuori da se stesso tali contenuti costituisce un'opportunità imperdibile per effettuare un vero e proprio processo di crescita interiore e trasformazione.
Questo è il grande valore curativo insito nell'arte e alla luce di tale riflessione si può comprendere il valore salvifico dell'atto creativo.
Spingendo la riflessione ancora più avanti si arriva al concetto di arte terapia.
L'artista ha quindi in prima istanza un bisogno vitale di esprimersi, bisogno che in realtà riguarda tutti  e non solo lui, ma questa è una riflessione che ci porterebbe troppo lontano.
Nella mia esperienza personale mi sono scontrata con la questione arte soggettiva arte oggettiva

http://chiaralampo.blogspot.it/2013/11/arte-oggettiva-e-arte-soggettiva-la.html

Per anni la cosa mi ha bloccata fino al punto di decidere di rinunciare all'Arte per un senso di profondo rispetto e di inadeguatezza.
Guardando i miei quadri non riuscivo a capirne il senso, non me ne è mai fregato niente di cantare me stessa e le mie personali vicissitudini interiori. Continuavo a chiedermi perchè qualcuno avrebbe dovuto interessarsi a quelli che comunque erano i miei problemi. Ricordo che studiando, forse al Liceo, la nascita del romanzo borghese, ero rimasta molto colpita dal fatto che piaceva perchè il pubblico rivedeva se stesso dentro le storie. Ho sempre sentito un dovere profondo e una Responsabilità nel momento in cui offrivo qualcosa agli altri. L'arte deve trasmettere qualcosa che aiuti il fruitore, seguendo il principio che il grande Alejandro Jodorowsky cita a proposito della carta VIII del Tarot di Marsiglia: "niente per me che non sia anche per gli altri".

Dentro di me si è prodotta quindi per anni una frizione tra due tendenze opposte, l'una che diceva NO e l'Altra che diceva SI.
NO, era la tendenza a smettere di dipingere, appendere il pennello al chiodo e fare altro, alla luce del fatto che tutto ciò che usciva da me era ai miei occhi assolutamente soggettivo e quindi inutile...se si esclude il discorso "oggetto di arredo" o, come disse una gallerista credendo di fare un grosso complimento di fronte a una tela dai colori molto equilibrati:"un pezzo che ti risolve una parete".
SI era la parte che invece fremeva per continuare, una specie di fuoco sempre acceso che niente poteva spegnere.
Sono stati anni di grande frustrazione interiore dove il NO la faceva da padrone.
Poi, la scintilla..."quel che deve accadere accade, qualsiasi cosa facciamo per evitarlo"...
La scintilla dall'esterno ha avuto l'effetto di una tanica di benzina buttata su una fiamma, si è innalzata una vera e propria colonna di fuoco ed eccomi qui a parlare di uno dei prodotti: la raccolta "l'amore al tempo della peste".

La peste mi ha sempre affascinata, ho affrontato il tema in questo articolo:

http://chiaralampo.blogspot.it/search?q=peste

Questa raccolta nasce quindi dalla difficoltà di integrare l'energia del Sesto Raggio Cosmico, o raggio d'Amore, in un momento storico come il nostro. Viviamo in tempi di confine, non rendersene conto significa solo esserne vittime. In periodi come questo esiste la possibilità per alcuni, di accedere a grosse quantità di saggezza che rimangono come cristallizzate perchè non usate.
L'Artista che riesce ad accedervi si trova di fronte alla scelta, tenerle per se stesso o condividerle. Personalmente la questione non si pone, perchè la frase "niente per me che non sia anche per gli altri" arriva come una chiave e mi apre la porta della comprensione.
L'artista è un canale che deve solo trasmettere senza preoccuparsi delle conseguenze. Il messaggio che lancia, quando viene da dimensioni che  attengono alla sua storia personale solo in minima parte, vive di vita propria e arriverà dove deve arrivare, questo solleva l'artista da ogni peso o responsabilità.
L'artista è un messaggero, come Mercurio svolge la sua funzione, passa con piede leggero e se ne va. Una volta che il messaggio è uscito da lui, non gli appartiene più...