domenica 21 giugno 2020

L'UOVO DELLA DEA



Parlare dell'uovo della Dea significa rivolgersi solo a chi intuisce, significa scrivere un articolo al buio, lanciare una palla di luce oppure fare come è successo a me: prender l'uovo, farsi crescere un'altra gamba e correre con tre gambe (che con tre gambe si corre più velocemente).
Parlare dell'uovo della Dea vuol dire rivolgersi alle donne in termini di iniziazione e agli uomini in termine di gnosi, e a tutti in termine di: o ti interessa oppure sloggia pure da qui che tanto non capirai cosa c'è scritto.
Parlare dell'uovo della Dea significa sentirsi un pò streghe, con tutto quel che ne consegue....non sempre "bello" diciamo così; ma parlare di streghe significa anche parlare di visione e allora le cose cambiano, eccome se cambiano.
Si perchè arriva un certo momento in cui si deve scegliere. Non si può più rimandare anzi, bisogna considerarsi fortunati se ci siamo resi conto che abbiamo rimandato perchè vuol dire che almeno qualcosa in noi vibrava. Se arriviamo alla scelta senza nemmeno rendercene conto...beh, boh, cavoli di chi ci arriva così, io vado avanti.
Parlare dell'uovo della Dea significa chiedersi cosa è, l'uovo della dea....ma cos'è?
E niente, cos'è...è un uovo. Un uovo lo conoscono tutti, chi non ha mai visto un uovo?
Si ma...di che colore è?
Anche lì dipende: può essere di tutti i colori possibili e impossibili, ricordiamoci che è l'uovo dellA Dea non un uovo qualsiasi...è l'uovo, non un uovo.
Ma è l'unico?...la storiella del coniglio che a Pasqua trova le uova ha esattamente questo senso...Pasqua...le uova...e vabbè, sarà per un'altra Pasqua, ormai siamo quasi a Ferragosto...  .
Parlare dell'uovo della Dea significa sentirsi umilmente parte di qualcosa di più grosso. Umilmente però non vuol dire "fantozzianamente", quello è lo stereotipo del moderno mascherinato, timoroso non di Dio (magari), ma di far bene il compitino assegnato dall'alto...fosse anche il vicino del piano di sopra che ha scaricato l'app immuni.
Parlare dell'uovo della Dea significa vedere queste cose, cercare di riderci e provare il pirandelliano sentimento del contrario.
Parlare dell'uovo della Dea significa dire: ma vi vedete? e accorgersi di esser seduta in un posto privilegiato e quindi ringraziare sempre e mantenere una gentilezza interiore non per essere "la più ganza di tutte" ma per non dispiacere una Maestra vera, che è sopra ognuno di noi.
Parlare dell'uovo della Dea significa saper controllare il disprezzo talmente devastante alle volte da trasformarlo in pietas, ma non perchè uno riesce a provarla la pietas, ma solo per non esser uccisi dalla nausea. Parlare dell'uovo della Dea significa parlare di politica della vita in opposizione alla politica della morte.

giovedì 18 giugno 2020

FACCIAMOCELA LA DOMANDA



Facciamocela la domanda dalle cento pistole una volta per tutte:
Ma cosa stiamo facendo? Dove stiamo andando? Davvero questo è il mondo che vogliamo?
Ci sono momenti storici in cui "spararla grossa" ha un senso. 
Sono stata definita in vari modi, idealista è la cosa più gentile e forse più vicina al vero che mi sia stata detta.
"Avere la testa tra le nuvole" non significa essere stupidi e nemmeno poco affidabili e nemmeno assenti dalla scena. Io ci sono e mi pare di dimostrarlo in tutti i modi possibili. Ma quello che viene definito "stato di sonno" impedisce alle persone di andare oltre al velo della complicazione iperlogica nella quale la nostra ottusa cultura occidentale ci ha rinchiusi.
Non vediamo più in là del nostro naso e dalle poche cose che possiamo scorgere abbiamo la presunzione di pontificare su tutto e ci arroghiamo il diritto di sapere...quando invece non sappiamo un bel niente, siamo delle formiche in balia di tutto quello che ci passa sulla testa.
Ottusi e ciechi ma presuntuosi e oltremodo attaccati alle scemenze che ci stanno portando alla fine. Perchè da qualsiasi parte la vogliamo guardare, la situazione che stiamo vivendo adesso ci sbatte in faccia che tutto quello che abbiam fatto finora ci ha portati alla fine della corsa. Che fare? Possiamo continuare a illuderci che vada tutto bene, possiamo continuare a metter la testa sotto la sabbia come gli struzzi (che mi piace far notare lasciano il culo di fuori) possiamo continuare a far finta di adoperarci per fare qualcosa. Ma cosa stiamo facendo? Ma tu che leggi, te lo sei mai chiesto chi sei? Mi permetto di suggerirti uno spunto di riflessione: sei un essere che sta assistendo a un passaggio epocale, se non te ne rendi conto sei un numero anonimo buono solo per esperimenti e statistiche. Se invece te ne rendi conto allora credo proprio sia arrivato il momento di chiederti che funzione hai rispetto a quello che sta accadendo. 
Non vale più ottundersi la coscienza con vari metodi, perchè se siamo a una svolta, siamo a una svolta.
La mia speranza è che il movimento di presa di coscienza che si sta manifestando diventi un'onda sempre più alta. L'illusione non è la mia. 

sabato 16 maggio 2020

BENVENUTI NELL'ERA DEL REALISMO DISTOPICO





Una riflessione sulla situazione attuale si impone a questo punto come necessaria ai lettori affezionati del mio blog che non sono tantissimi ma nemmeno pochissimi e soprattutto mi hanno dato tanta soddisfazione da quando, nel lontano 2013, decisi di aprire un luogo mio, dove poter scrivere tutto ciò che reputavo importante, senza avere la speranza di esser seguita e quindi stupendomi del fatto che da quell'anno le visite al blog sono sempre andate aumentando. Segno che evidentemente nel mondo c'è un nicchia di lettori interessati a ciò che scrivo, che poi è la mia visione del mondo.
Stiamo vivendo una fase surreale della storia, una fase in cui tutti i nodi sono venuti al pettine. Sono anni che sentiamo parlare di catastrofi imminenti, anni in cui ci siamo abituati a ridere della fine del mondo, sono almeno 8 anni che sentiamo dire che sta per finire, che sta per succedere qualcosa di irreparabile e in tutto questo tempo (che a noi sembra tantissimo mentre non è niente) ci siamo messi comodi e fiduciosi che tanto non sarebbe accaduto nulla. Catastrofismo era la parola più amata da chi portava avanti una visione positivista del progresso, dietrologia invece piaceva molto a chi vedeva nell'intelligenza umana la chiave per la soluzione di ogni problema. Oggi alla definizione dietrologia si è affiancata quella di fake news. Appena una notizia appare anche lontanamente preoccupante arriva subito il bollino: FAKE a ristabilire lo status quo.
E' una fake, non ci preoccupiamo, continuiamo a dormire i nostri sogni beati, comodamente adagiati su una pentola a pressione che sta esplodendo. 
Adesso la valvola è saltata e l'esplosione è ormai prossima, non è ancora avvenuta, ci vorrà ancora qualche tempo, siamo al sibilo assordante. Adesso però i tranquillanti sociali iniziano a non funzionare più, gli arcobaleni dell'andrà tutto bene sono un pò debolucci e perdono efficacia di fronte all'aumento dei suicidi, alle casse integrazioni che non arrivano, alle follie sociali a cui assistiamo ogni giorno.
Ancora però non basta, ancora è poco, ci vuole una botta più dura che state sicuri arriverà. Si perchè il concetto di adesso è SVEGLIAAAA!!!



Ma cosa significa questa parola?
Il primo ciclo di opere che feci, nel lontano 2006 aveva proprio questo titolo: SVEGLIA.
Rappresentava un essere (uomo o donna non importa) che apre gli occhi e vede.
Sveglia vuol dire vedere.
Ma vedere cosa?
Semplicemente quello che è. 
Facile a dirsi, difficile a farsi. Si racconta che gli indiani d'America non vedessero le caravelle arrivare sulla spiaggia, sebbene queste ci fossero. Interessante spunto di riflessione. Il nostro cervello vede solo ciò che è abituato a vedere, ciò che crede possibile e non ha le sinapsi per percepire ciò che non crede possibile. Siamo immersi in un mondo di frequenze, ma non le vediamo semplicemente perchè non pensiamo che esistano.
Vediamo solo ciò in cui crediamo, ne consegue che se siamo atei non vediamo niente...ma questo è un altro discorso che ci porterebbe troppo lontano.
Restando sulla realtà di adesso, la riflessione che mi viene da fare è che mi sembra di essere dentro un libro di Philip Dick.
Quando leggo la seguente citazione presa dal suo romanzo "Le tre stimmate di Palmer Eldrich": 'Dio promette la vita eterna” disse Eldritch. “Io posso fare di meglio; posso metterla in commercio.' non posso non pensare al nuovo filantropo mondiale alla sua politica di vaccinazione globale.
Mi dispiace per chi, leggendo quello che sto per affermare, si offenderà, risentendosi e dicendo: da te non me lo sarei mai aspettato. Metto le mani avanti e rispondo che se da me non se lo sarebbe mai aspettato significa che finora non ha capito niente di quel che dico (cosa sacrosanta e lecitissima e anzi, mai a nessuno ho chiesto di rispettare il mio punto di vista e men che meno di seguire il mio filo logico, chi lo ha fatto è solo perchè si è ritrovato nella mia esperienza).
Quel che dico è che il signore citato, che per privacy non nomino, è l'emblema del realismo distopico e ancor di più è il perfetto Palmer Eldrich del 2020. 
Siamo in un film e finalmente comincia ad essere palese.
Un film planetario in cui esistono i buoni e i cattivi e, come tutti i film che si rispettino, esiste un piano dei cattivi e una resistenza dei buoni.
Ma chi sono i cattivi e chi i buoni?



Nella mia visione i buoni son tutti coloro che si son rotti le scatole dei teatrini finti che han portato la società italiana al punto di non ritorno in cui si trova. Tutti coloro che non si stanno abituando al nuovo cambiamento. Tutti coloro che iniziano a rendersi conto che forse c'è qualcosa che non va, forse ci stanno manovrando, forse qualcuno sta usando l'ipnosi mediatica per entrarci nel cervello e indurci a pensare ciò che fa comodo al "piano".
Siamo in una nuova dittatura? La mia risposta è: forse si. Huxley disse che “La dittatura perfetta avrà sembianza di democrazia. Una Prigione senza muri nella quale i prigionieri non sogneranno di fuggire. Un sistema di schiavitù dove, grazie al consumo e al divertimento, gli schiavi ameranno la loro schiavitù”, descrivendo perfettamente quello che era il mondo prima della pandemia, eravamo già in una perfetta dittatura dei consumi e non lo sapevamo. Adesso però siamo oltre. Adesso la situazione è degenerata perchè il consumo e il divertimento ci è stato tolto, non possiamo più evadere con la vacanza alle maldive, con l'apericena o la discoteca perchè tutto è chiuso. Non possiamo più scaricare la nostra nevrosi acquistando questo o quel prodotto piuttosto che scarpe piuttosto che vestiti o quant'altro perchè i negozi sono chiusi e anche se fossero aperti non potremmo permettercelo perchè non abbiamo più soldi da spendere. E allora cosa fare? La prima reazione è quella di cercare la soluzione per tornare alla non felicità di prima, come accadde all'inizio dell'800 quando si cercò di restaurare l'ancien regime dopo la rivoluzione, adesso si ambisce a tornare alla nostra squallida dipendenza di prima che, alla luce della privazione di tutto, ci sembra il massimo desiderabile. E come si fa a tornare alla dimensione in cui bastava uscire e comprare per allontanare l'horror vaqui che inevitabilmente prende l'essere umano non appena si ferma un secondo di più a riflettere sul senso della vita? Semplice! con una promessa di salute e felicità. Con la soluzione magica a tutti i mali si crea l'illusione che quella sia la soluzione. Di fronte a una massa terrorizzata, disorientata, che ha perso ogni certezza, incattivita e desiderosa di aggrapparsi a qualsiasi cosa possa dargli una speranza ecco che si inserisce la nuova divinità con la promessa facile: IO TI SALVERO', VIENI CON ME E TUTTO TORNERA' COME PRIMA.





Pensateci e scoprirete che è proprio così. 
Peccato che qualcosa in questo film non stia andando come da copione. Una grande, troppo grande massa di persone inizia a non starci più. 
La gente inizia a svegliarsi.
Chi detiene i grandi poteri ha evidentemente fatto i conti senza l'oste e l'oste si chiama risveglio delle coscienze, la conseguenza di ogni grande schok.
Il film prevedeva una massa grigia, silenziosa, ubbidiente e vinta da plasmare a proprio piacimento e dimezzare nel numero (siamo troppi sul pianeta e il filantropo lo sa), il colpo di scena invece fa comparire una massa accesa, che non indossa arcobaleni ma torce infuocate e che non ne vuol sentir parlare di "fare la brava" e se ciò che dice chi si interessa di certi argomenti da tanto tempo è vero, le danze sono incominciate, andrà tutto bene si, ma dopo che l'essere umano avrà passato la stretta finale e i morti saranno tanti si, tutti coloro che cadranno nella trappola del Nuovo Ordine Mondiale.

domenica 12 aprile 2020

LA MIA PASQUA AL TEMPO DEL CORONAVIRUS

(La Resurrezione di Cristo 1501-1502 circa, attribuito a Raffaello, Museo d'Arte di San Paolo, Brasile)

Oggi è il giorno di Pasqua 2020 e tutto avrei pensato tranne che essere in Quarantena a scrivere un articolo sul mio blog, è proprio vero che la realtà supera la fantasia...Oggi tutto il mondo vive la stessa condizione, credo che nella storia del genere umano non sia mai capitato che tutti si viva la medesima esperienza, chiamata coronavirus.
Con le dovute differite temporali (l'Italia vive lo stato di quarantena da tanti giorni, non si capisce bene quale sia la data di inizio ufficiale, chi dice l'8 marzo, chi il 4, chi il primo marzo, chi il 5 quando sono state chiuse le scuole, chi il 25 febbraio, data del primo dcm) tutti gli esseri umani del mondo si troveranno a confrontarsi con un nemico strano, imprevedibile e quel che è peggio: invisibile.
Questa cosa dell'invisibilità apre a innumerevoli riflessioni. La prima che mi salta all'occhio è che tutto ciò che non si vede e non si conosce non può essere previsto, da qui l'ansia e l'angoscia che ne derivano. Dove stiamo andando? Cosa sta accadendo? Contro cosa stiamo combattendo? Personalmente, avendo fatto della pacificazione una vera e propria meta da raggiungere, non mi sento in guerra contro niente. Il fatto di non essere in guerra non mi difende però dagli attacchi che ricevo e che mi fanno comprendere che la guerra c'è eccome e il nemico coronavirus è solo la punta di un iceberg gigantesco. La rabbia sociale che sta aumentando in modo drammatico, mi spinge a cercare di capirne le cause. La prima causa che mi salta all'attenzione è che adesso sembra esserci una generale presa di coscienza del fatto che si muore. Nella nostra società obnubilata e illusa di trovarsi nel "miglior mondo possibile" la morte non trovava spazio. Adesso si, la morte è arrivata e dimostra tutta la sua ineluttabile potenza, ci viene a prendere in casa, colpisce i nostri cari e ci rende tutti potenzialmente "colpevoli" in quanto untori presunti. E' una morte buona però, perchè risparmia i bambini, una morte più gentile di quella che colpisce altri continenti, basti pensare a cosa accade ogni giorno in Africa o in Siria. Ma quelle son realtà lontane, che ci sfiorano appena e alle quali ormai ci siamo tutti abituati, vedere una foto di un bambino del Biafra ormai è quasi retorica... però riflettendoci bene questa morte tanto buona non è perchè ci strappa i nostri affetti e li consegna a un meccanismo disumano per tutti coloro che hanno la sfortuna di viverlo in prima persona, da chi ci lavora a chi ci finisce dentro. A questo punto il lettore mi permetterà una riflessione pasquale sulla morte in quanto momento importantissimo e centrale della vita di un essere umano. Sono profondamente convinta che una società nella quale il rispetto verso il morente non sia garantito non possa definirsi "civile". Allora mi chiedo: morire soli, chiusi in stanze dove l'unica luce è quella al neon, attaccati ad una macchina che suona, col nostro vicino che sta peggio di noi, senza nessuno che possa darci un conforto, intubati e terrorizzati, questo è quello che la moderna medicina è in grado di offrire ad un essere umano? So di cosa parlo perchè ho vissuto l'esperienza in prima persona, ci sono stata in una situazione del genere quindi parlo di qualcosa che so, ho avuto il tubo in bocca fin nella pancia, i tubi nel naso, le sonde ovunque e ho sentito cosa significa quando una macchina respira per te, quindi lo so e posso parlarne. Ne parlo con gratitudine perchè quando è accaduto a me, fortunatamente non c'era l'emergenza e la sala rianimazione dove ero io aveva tutte le attrezzature per potermi soccorrere. Non erano ancora stati fatti i tagli e ancora si poteva sperare di transitare brevemente in quei luoghi di sofferenza e poi poter avere una degenza serena. Ma oggi, nel ventunesimo secolo, mentre ci sciacquiamo la bocca coi bei discorsi, la realtà che abbiamo costruito qual è? La realtà è che manca tutto perchè son stati fatti tagli proprio laddove non dovevano essere fatti, la realtà è che i nuovi lazzeretti sono gironi infernali, la realtà è che nessuno ha mai pensato che esiste un diritto umano alla morte dignitosa, perchè la nostra società basata su una fede incrollabile nei dogmi della scienza, non prevede la morte come evento facente parte della vita. Allora mi chiedo: cosa significa vivere? Significa comprarsi tutto ciò che la società consumistica mi dice che devo avere per essere felice? Significa avere una pasticca che mi dia l'illusione di non morire mai? Significa mangiare la foglia dell'oblio e illudermi che la morte non faccia parte della vita? Credo che in questo giorno di resurrezione e di inno alla vita, non basti mangiare la vittima sacrificale che altro non è che il simbolo del continuare a dormire sonni che ormai sono finiti. Quindi invito tutti ad aprire gli occhi e a preferire una scomoda verità a una bella illusione confezionata apposta per chi specula e guadagna sulle debolezze e sull'ignoranza dilagante.
Come dice Jiddu Krishnamurti: "Non è un segno di buona salute mentale essere bene adattati a una società malata", non è un vaccino che ci salverà dal fallimento dell'ottica neoliberista.

mercoledì 11 settembre 2019

Nietzsche e Leopardi, oscurità e luce, una coppia indissolubile sotto l'egida di Arimane


Cosa unisce il pensiero di Nietzsche e Leopardi?
Lungi dal voler addentrarsi in una riflessione esaustiva sul pensiero di entrambi, impresa che definire presuntuosa e impossibile è poco, mi piacerebbe coinvolgere il lettore attento in quello che mi si palesa circa l'incontro con Arimane, incontro che ha caratterizzato il percorso speculativo sia di Nietzsche che di Leopardi.
Arimane detto anche Angra Mainyu, Ahreman, Ahriman, è una figura centrale dello zoroastrismo, una delle religioni più importanti dell'Asia Centrale. Entità malvagia e distruttrice, si oppone a Spenta Mainyu, spirito del bene, che nella religione cattolica è chiamato Spirito Santo.



le testa di Arimane, scolpita nel legno da Rudolf Steiner

Secondo Rudolf Steiner, le entità che maggiormente influenzano il destino degli uomini sono Arimane, Lucifero e Cristo.
Personalmente posso assumermi la responsabilità di dire di aver incontrato le seconde due, attraverso esperienze di vario tipo e natura che, in quanto artista, hanno caratterizzato la mia produzione fino ad oggi.
Per quanto riguarda la prima invece, oggetto del presente articolo, credo di essere a dare testimonianza diretta del mio incontro, che avviene in un terreno "neutro" e cioè in quello della pura speculazione del pensiero.
Per farlo mi avvalgo dell'eredità lasciata da quello che considero uno dei punti di riferimento imprescindibili per chi, armato di sincero e disinteressato amore per la conoscenza, si accinga al difficile e pericoloso cammino della ricerca spirituale o sarebbe meglio dire della conoscenza di ciò che sottende alla manifestazione degli eventi...la trama nascosta insomma, l'invisibile che si cela dietro al visibile; sto parlando di Rudolf Steiner, gravemente misconosciuto dalla cultura accademica "ufficiale".


Nel testo "La mia vita",a pagina 193, Steiner racconta di come fu chiamato dalla famigerata Elisabeth,sorella di Nietsche, a sistemare l'archivio del fratello a Naumburg e a Weimar. 
Scrive Steiner:
"[...]rimango tuttavia grato (tuttavia perchè l'esperienza fu foriera di grandi turbamenti per Steiner. ndr) alla signora Forster-Nietzsche per avermi condotto nella camera di Nietzsche durante la prima delle molte visite che le ho fatto. Là, disteso sul divano, giaceva l'Ottenebrato, con la sua fronte mirabilmente bella di artista e di pensatore. Erano le prime ore del pomeriggio. Gli occhi, pur essendo spenti, apparivano ancora pervasi d'anima; ma di quanto li circondava non accoglievano più che un'immagine a cui era ormai negato l'accesso all'anima. Stavamo dinnanzi a lui, ma Nietzsche non lo sapeva....e si presentò alla mia anima l'anima di Nietzsche, quasi librata sul suo capo,illimitatamente bella nella sua luce spirituale; liberamente aperta ai mondi spirituali nostalgicamente invocati, ma non trovati, prima dell'oscuramento: incatenata però ancora al corpo, conscio di essa soltanto quando il mondo spirituale era ancora per lei nostalgia. L'anima di Nietzsche era ancora presente, ma poteva tenere solo dal di fuori quel corpo che le aveva impedito di espandersi nella pienezza della sua luce finchè era stata da esso circoscritta[...]".
Steiner spiega come Nietsche uomo crollò sotto il carico di idee troppo forti e dice anche che una delle ultime opere, e cioè "L'Anticristo" sia in realtà stata scritta da Arimane stesso, attraverso di lui. Arrivare a toccare certe entità che esistono e sono sempre esistite, significa rischiare il collasso mentale, come è successo a Nietzsche. 
Arimane infatti, a differenza di Lucifero, è colui che spinge verso la materializzazione e la morte dello spirito, la forza che porta al materialismo più ottuso, la negazione di tutto ciò che non è riconducibile entro le ristrette capacità esperienziali umane. E' il grande iniziatore della civiltà contemporanea occidentale, anzi, a dirla tutta Steiner ci ha lasciato anche un'inquietante predizione e cioè che Arimane sarebbe ritornato proprio in questi tempi e che avrebbe preso corpo in un essere umano vivente.
Da un punto di vista escatologico la cosa ha un senso: si sente molto parlare del ritorno di Cristo, non vedo perchè non si dovrebbe intendere il ritorno di Arimane.
Detto questo, la riflessione che propongo è arrivata a un punto fondamentale e cioè: cosa lega Leopardi a Nietzsche.
Dal mio punto di vista, nella figura di Arimane e nella fine della parabola umana di entrambi, si possono trovare interessanti punti in comune dai quali trarre preziose indicazioni circa il modo più vantaggioso di orientare la propria vita, sempre che si avverta la nostalgia di una possibilità di salvezza.
Sappiamo che nel 1835 Leopardi scrisse l'inno ad Arimane, nel quale si rivolge direttamente al dio del male invocando pietà e chiedendo solo una cosa: la morte.
Lo riconosce nella sua evidenza e ne canta la potenza e la vittoria. Un Leopardi sconfitto quindi, che getta la spugna consegnandosi al pessimismo cosmico.
La differenza tra i due però emerge proprio nell'ultima fase della vita, quella che precede la morte fisica.
Mentre da una parte abbiamo la figura maestosa e tragica dell'Ottenebrato, lasciataci dall'incontro diretto che con Nietzsche ebbe Rudolf Steiner, dall'altra abbiamo un poeta che, come ultimo atto di rivolta verso la presa di coscienza del male del mondo, scrive una poesia come la Ginestra, consegnando ai posteri uno dei più potenti ed alti pensieri di luce che possano essere fatti.
Da una parte l'uomo caduto nel baratro di un abisso senza fine, dall'altro l'uomo che di fronte all'abisso si salva con un fortissimo pensiero di Luce.
Luce e oscurità, un connubio indissolubile, un dualismo essenziale dal quale ogni serio ricercatore potrà trarre importanti stimoli di riflessione, di seguito il link a un filmato di notevole interesse. Buona visione 








giovedì 29 agosto 2019

SECONDO CONTRIBUTO AL MEF.

UNA RIFLESSIONE LIBERA SUL SIGNIFICATO DELLA PAROLA "EDUCARE"






Educare, dal latino educere, significa etimologicamente "condurre fuori". Ma condurre fuori

chi? 

cosa? 

da dove?

e PERCHE'?

Nel tentare di rispondere nel modo più semplice e comprensibile a queste domande che sono, a parer mio, fondamentali, mi riallaccio al Lavoro di Servizio svolto silenziosamente e anonimamente, da tutta una serie di figure che nel tempo hanno creato una vera e propria griglia luminosa salvifica. 

In questa riflessione si parla in termini di salvezza, solo ed esclusivamente di quello.

Chi bisogna educare? A questa domanda mi viene da rispondere che principalmente bisogna educare se stessi attraverso il confronto con ciò che è fuori di noi, in prima battuta. In seconda battuta bisogna educare se stessi attraverso ciò che è dentro di noi. In terza battuta bisogna comprendere una volta per tutte e senza indugio, che ciò che è fuori di noi è solo un riflesso di ciò che è dentro di noi. Arrivati a questo punto un cerchio si chiude e ci ritroviamo soli di fronte a noi stessi. Questa è la prima prova che deve superare l'educatore per poter avere la forza di manifestare la sua RETTA intenzione.
Quindi ha un senso logico e comprensibile che i primi a dover essere educati sono gli educatori stessi.
A cosa devono essere educati? Semplice: un educatore, cioè una persona che sente il compito di aiutare ad uscire fuori gli altri, deve educarsi a farlo. 

Domanda: Come? 

Risposta: Morendo. 

Si perchè per educere bisogna prima morire e per morire bisogna prima essere e in seguito rinunciare ad essere (non importa cosa).

IO SONO PERCHE' NON SONO.

E' questo il senso della frase "essere tutto non essere niente", che l'Anima Mundi ha deciso di urlare attraverso di me (il perchè lo ignoro).




E adesso affrontiamo la seconda domanda, che mi pone un tribunale invisibile fatto di forme pensiero.



Cosa bisogna condurre fuori? 
La risposta è semplice, bisogna condurre fuori la luce che ognuno custodisce dentro, quella lucina così ben custodita e nascosta da mille e un velo, che alla lunga rischia di spegnersi, lasciando un guscio vuoto che continua a muoversi, pensare, parlare e magari fare...gli esempi più prestigiosi di questo fenomeno li possiamo vedere ogni giorno anche perchè ci bombardano di impressioni alle quali è difficile sottrarsi.

Ricapitoliamo fino a qui, è semplice. Abbiamo detto che educare significa condurre fuori la luce che portiamo dentro, prima che si spenga definitivamente.

E adesso cerchiamo di rispondere alla terza domanda: da dove?
Da dove dobbiamo tirarci fuori? Arrivati a questo punto della riflessione, possiamo osare chiedercelo senza paura. 
La risposta è semplice anche qui, di quella semplicità sconcertante che lascia senza parola la persona intelligente: bisogna tirarci fuori dall'illusione.
Siamo illusi e talmente convinti della realtà della nostra illusione, che pur di non abbandonarla siam disposti a morire.
Buffo no? 
Questa è una riflessione utile per chi ha tempo di farla. Ma il tempo è galantuomo, si sa.

E adesso l'ultima domanda, la più difficile, la domanda del bambino: PERCHE'?
Perchè dovrei svegliarmi dall'illusione?
Semplice: perchè sei vivo e stai evolvendo.

Buona riflessione e grazie di aver letto fino a questo punto il secondo contributo al MEFXXI








martedì 30 luglio 2019

Un contributo al MEF

Domenica 28 Luglio 2019 è nato il MEF
(Mouvement Esprit féminin)

Scultura nei pressi del tempio esoterico del Goetheanum, a Dornach in Svizzera


MEF è un'idea che scende
MEF è ecumenismo femminile
MEF è esperienza condivisa
MEF è qui e ora e sempre
MEF è allineato allo SPIRITO DEL TEMPO
MEF è protetto dal cerchio bianco delle Anziane
MEF è Conoscenza
MEF è Servizio
MEF è Arte applicata al contemporaneo
MEF è costruzione
MEF è IIII

CHI C'E' C'E', CHI NON C'E' NON C'E' MAI STATO.

I passaggi son sempre così: traumatici.
Il sufismo lo ha pur detto, che dobbiamo prepararci al momento di transizione dove abbandoneremo ogni cosa che ci è familiare. Non si parla di possesso, ma di familiarità. Abbandonare ciò che ci è familiare, ciò che conosciamo, le nostre certezze, senza fare la fine di Nietsche possibilmente.
Tra Nietsche e Leopardi, l'esempio che seguo è quello lasciato a noi "posteri" dal secondo che ho citato, cioè Leopardi, che con la Ginestra lascia al mondo un messaggio di luce e di apertura, che conferma la sua vittoria sullo stato depressivo.
Adesso sta a noi, continuare...e non ci sono scuse, siamo in Transizione e questo è lo Spirito del Tempo, esserCi significa semplicemente accorgersene e cercare di aiutare chi vuole essere aiutato.

XXIK


sabato 8 giugno 2019

CIRCA L'ARTE E L'ARTIGIANATO


(Virginia. collage digitale)


Nell'introduzione della CARTA INTERNAZIONALE DELL'ARTIGIANATO ARTISTICO leggo che "gli oggetti dell'artigianato artistico e tradizionale vanno considerati opere dei popoli recanti un messaggio spirituale e culturale, nonchè testimonianze delle tradizioni e della creatività da trasmettere alle prossime generazioni", sfrutto quindi il mio canale privato, e cioè il presente blog, per dire la mia opinione strettamente personale e umana. Parlo come artista che si interroga circa la realtà in cui si trova, cercando di capirla al meglio delle possibilità che il Signore le ha fornito e in seguito tento di rendere un contributo, fosse anche solo con una riflessione che non leggerà nessuno.... .

Ritengo che nella frase citata sia racchiuso il seme della Rinascita, questo mi rende particolarmente seria e timorosa.
I timori più grandi, inutile dirlo, vengono da una parola, che è un aggettivo e cioè "spirituale". Con questa parola infatti si apre, ai miei occhi, una porta che è rimasta chiusa fin troppo a lungo, per noi evoluti uomini occidentali.

Se è vero, come è vero, quello che leggo, l'artigianato artistico rappresenta, tra le altre cose, una risorsa economica.
Se è vero, come è vero, che l'artigianato artistico reca un messaggio spirituale, mi trovo di fronte a un valore più ampio, un valore quantificabile secondo due parametri, dei quali uno è di difficile quantificazione (il messaggio spirituale).

Che messaggio spirituale può recare un prodotto artigianale?
Dal mio punto di vista può recare un messaggio cosmico, perchè dal mio punto di vista tutto ha un'anima, anche la puffetta dell'ovino kinder...
Può un oggetto avere un'anima?
Certo che può, può addirittura contenere l'anima di un popolo intero.

Seguendo questa corrente riflessiva, mi rendo conto di essere giunta a quello che secondo me è il nodo dei nodi della questione e cioè il cambiamento onnicomprensivo che stiamo vivendo e che ci costringe, volenti o nolenti, a porci delle questioni che finora non avevamo pensato potessero andare a braccetto con l'economia.
Perchè alla fine, da qualsiasi punto di vista la vogliamo guardare, se si esclude la possibilità della scelta eremitica, tutto si riduce a una questione di denaro, in quanto energia necessaria per fare le cose e per pagare le bollette e gli affitti.
Se però usciamo per un secondo dalla logica individualista e soffocante a cui ci costringe la necessità della sopravvivenza, possiamo osare di ipotizzare la costruzione di realtà nuove, che non devono per forza avere la forma di ecovillaggi, possono anche prendere la forma di fucine creative, luoghi di scambio di idee, luoghi di comunicazione, centri di primo soccorso per outsider desiderosi di collaborare al Nuovo che avanza.
Questa riflessione, lungi dal voler proporre soluzioni, ha l'ambizione di incontrare palati sottili, che sappiano riconoscere la freschezza dell'erba di campo...e che siano affamati abbastanza da sentire ancora l'odore di fresco, in mezzo al crollo di Babele.

lunedì 20 maggio 2019

Una riflessione seria si pone a questo punto del mio percorso di artista. La riflessione che voglio iniziare ad affrontare è quella del fenomeno dell'arte diffusa, che pare proprio sia il fenomeno del XXIesimo secolo,almeno come io lo intendo.
Il mio quindi non vuole essere se non quello che è, un contributo attraverso il mio canale personale che mi sono costruita dal 2003.

Cosa è l'arte diffusa?
L'Arte diffusa è un'idea che scende. Le idee sono così...scendono dal piano iperuranico. E' innegabile, sfido chiunque a mettere in discussione Platone.


L'arte diffusa è qui e ora.
l'arte diffusa vuol dire esserci.
Chi c'è c'è e chi non c'è ci sarà (OVVIO) o non c'è mai stato...però potrebbe rischiare di esserci.Insomma, un bel rompicapo degno di Alice in Wonderland.

Un "casino cosmico" dicono i maestri.

Bella storia! Sono onorata di esserci e di non essere sola.
Si perchè il punto è quello: la solitudine.
E di fronte alla solitudine siamo tutti presenti!!!!

Quindi io CI SONO E DICO: W L'ARTE DIFFUSA e siccome ho imparato ad alzare dico:

VI AMO TUTTI: FAMOLO STRANO.

TANTI AUGURI A CHI HA CAPITO IL SENSO DELLA VITA.






giovedì 21 febbraio 2019

Le stanze dell'apprendimento II (BIZARRE BAZARRE)





Le Stanze dell'apprendimento II (Bizarre Bazarre) è il titolo della terza mostra personale che sto preparando e che mette un altro punto nel difficile cammino che ho intrapreso all'interno del mondo dell'arte. 
Cammino che si accompagna necessariamente al mio personale percorso umano di ricerca e che si è concretizzato artisticamente in due precedenti personali dal titolo "Santa Subito" (tenuta presso il Castello Malaspina di Massa nel 2017) e Le Stanze dell'Apprendimento (Tenuta nelle Sale delle Grasce del complesso di Sant'Agostino a Pietrasanta nel 2018).





Questo terzo appuntamento costituisce quindi il terzo momento della mia esperienza e si pone l'obiettivo di mostrare al pubblico interessato i prodotti della creatività applicata al percorso definito spirituale e fare un "riassunto delle puntate precedenti", creando un vero e proprio bazarre di suggestioni.
Le stanze dell'apprendimento è la definizione che ho scelto per evidenziare il fatto che, all'interno di un percorso di crescita, tutto diventa esperienza portatrice di un messaggio che, se ben compreso, permette di compiere un vero e proprio salto qualitativo.
Viviamo un Tempo molto complesso dove tutti siamo chiamati ad affrontare prove sempre più difficili, un tempo di finis terrae, in cui assistiamo al definitivo crollo di tutto ciò che credevamo "reale". La sensazione di perdere la terra sotto i piedi è esperienza ormai condivisa in ogni settore, dalla politica all'economia, niente ormai fa più intravedere possibilità di uscita da una realtà che è profondamente malata nella sua essenza.



Malattia esterna che è solo il riflesso di una malattia interiore dell'anima che ci affligge tutti, con diversi livelli di gravità. Restare vivi e centrati, senza perdere la carica ottimistica necessaria per non farsi travolgere definitivamente dal caos imperante, significa aver imparato a volare.

Quando tutto crolla, si può reagire in molti modi. C'è chi piange, chi si arrabbia e inizia a lanciare croci ovunque inneggiando a una presunta "ragione" che ha evidentemente perso la sua battaglia e non accetta la sconfitta, c'è chi si aggrappa a brandelli di terra ancora non crollati e cerca di collaborare alla ricostruzione di qualcosa di ancora indefinito, qualcosa di Nuovo. La necessità del Nuovo diventa quindi non solo la promessa di quel benessere negato da sempre alla maggioranza degli esseri umani, ma anche l'unico tentativo reale di costruire prospettive future.

Parlare di futuro in tempi di totale decadenza è una prova.

Il nuovo incontra infatti incomprensione, sospetto, diffidenza, aperta ostilità, se poi lo si propone in un terreno infetto come quello in cui ormai versa la nostra società, il nuovo diventa elemento di disturbo da combattere oppure, ancora peggio, salvagente a cui aggrapparsi senza sapere come rapportarcisi.
Il nuovo infatti, proprio per salvaguardare il valore salvifico che porta, non può piegarsi a nessuna delle deformazioni che il caos comporta, deve restare puro e fermo, proprio perchè deve costituire un exemplum che resti nel tempo.

giovedì 14 febbraio 2019

Lettera appassionata





Oggi, San Valentino 2019, solo oggi, voglio scrivere una lettera a Frida, una lettera di risposta alla raccolta delle sue Lettere Appassionate (a cura di Martha Zamora), 29 Carte d'artisti, Abscondita editrice, Mi, 2002.


Cara Frida, la tua presenza posso dire che mi ha accompagnata. Non ricordo se sei entrata prima dalla porta visiva o da quella mentale, so solo che in poco tempo avevo letto le tue lettere e ti avevo sentita...poi avevo guardato le tue opere e ti avevo vista...poi avevo letto della tua vita, avevo visto il film che mi era piaciuto anche se, secondo me, la tua vita era molto più truculenta rispetto a quello che emerge dal film...certo, ci sono delle scene degne di una vera Donna, come quella alla festa, con Diego che ti guardava come una creatura strana, unica, GRANDE.
Cara Frida, presenza costante, io ho sentito più di tutto il tuo dolore, ma di quello non voglio parlarne in questa lettera, perchè mi hai uccisa e io ho già i miei problemi al cuore (sono stata operata...niente in confronto a te, ma mi è bastato giuro).
Vorrei ricordare un episodio della tua vita, di cui ho già scritto qui:


...perchè davvero quando l'ho letto io ti ho AMATA INCONDIZIONATAMENTE. Ho letto della reazione e della tua controreazione e ho goduto, come può godere una donna grazie a una donna.

Perchè sai, tu sei un esempio, un esempio di tante cose e il mondo lo sta scoprendo...certo, vederti sulle borsette e sugli accendini mi fa capire che forse si è un po' andati oltre...ma da quando ho visto le figurine di Papa Francesco edite dalla Panini, ho compreso che il mondo era cambiato e io forse appartengo a un altro mondo...tu avresti compreso, si. Avremmo parlato.... ma cosa importa? Stiamo parlando adesso o quanto meno, io sto parlando e qualcuno sta leggendo e forse, in questo momento, tu ci sei...un momento di presenza che fugge veloce come un lampo, chi c'è c'è...chi non c'è ci sarà o non c'è mai stato (questa è mia, mi è venuta così un giorno e non mi ha mai più lasciata...sai, l'intuizione...)
A proposito di intuizione...sai cosa ho trovato?
Ti avevo letto la carta natale e non avevo capito niente di quello che avevo scritto. Adesso, a distanza di anni, inizio a capire.
Anche perchè quelle poche nozioni di astrologia che ho inglobato negli anni di “studio matto e disperatissimo” hanno finito la putrefactio e ritornano trasformati in cose “che so”...perchè le so,non importa.


Quindi apro l'agenda segreta e leggo:
Frida Khalo, 6 luglio 1907 h.8,30 Coyoacan (Mexico).
Wow...
Poi leggo: “appunti per ritratto di Frida Khalo”:
“Affinchè i rami di un albero giungano al Cielo, le sue radici devono giungere all'inferno”
(Detto alchemico medievale)

*congiunzione sole/nettuno: egotismo spirituale, il senso del dovere verso gli altri, il dedicarsi e consegnarsi completamente agli altri...ecco spiegata la tua totale abnegazione per Diego (non me ne voglia). Quando ho letto, nelle lettere appassionate, la descrizione fisica che ne hai dato, ho compreso quanto le influenze astrali possano trascendere la forma fisica.
Ti cito, a pag 48 delle lettere appassionate scrivi: “non credo che a Diego interessi particolarmente avere un bambino perchè quello che lo preoccupa maggiormente è il lavoro E HA PERFETTAMENTE RAGIONE”

..e io comprendo perchè a Diego piacevi coi baffi....


...e ti osservo e non posso che pensare che il Messico non ha rispettato la vostra ultima volontà e cioè quella che le vostre ceneri fossero unite...e niente, prima o poi arriverà qualcuno di ispirato a dirlo a chi comanda in Messico, di riunire le vostre ceneri...che il culto dei morti comprende il rispetto delle loro reciproche volontà, prima di ogni altra cosa.



Dalle tue lettere emerge anche che Diego soffriva di depressione, e comprendo che deve essere stato difficile stargli accanto, infatti scrivi:

“Se non lo vedo contento non riesco a stare tranquilla e la sua salute mi preoccupa più della mia”.

In questo credo che tu sia esempio di qualcosa che non comprendo, qualcosa che trascende l'istinto di sopravvivenza. Io credo che la vita sia una prova e la tua è stata una prova esemplare, infatti sto scrivendo una lettera appassionata!

Certo, eri una che si faceva sentire, una leonessa vera, capace di indignarsi e di scrivere una

lettera al Presidente del Messico Miguel Aleman...

quando ancora scrivere una lettera aveva un senso...adesso è tutto finito..comunque, era una lettera strettamente personale e confidenziale...una lettera di quelle che le scrive una Donna, con la D. quello che c'è scritto, me lo tengo per me, chi fosse interessato può tranquillamente cercare la pubblicazione, che c'è.
Eri una combattente, perchè eri una passionaria, di quelle che quando partono non le fermi e di solito son quelle che combattono per una causa, giusta o sbagliata non sta a noi giudicare...io poi pratico la tecnica della sospensione del giudizio interiore e mi trovo così in pace che non torno più indietro.

Cara Frida, nella tua carta natale i pianeti trans-saturniani hanno un'importanza fondamentale, altrimenti non avresti veicolato le potenti immagini dell'inconscio collettivo messicano per farne uno dei quadri più belli e sciamanici che abbia mai visto, insuperabile, secondo me (Madre Terra)



...poi lo sai, ci sono un sacco di esperti di arte che dicono che non “sei brava”...vabbè, ma si sa, l'arte è una cosa strana, e l'artista una bestia multiforme, inoltre la riflessione è una legge fisica ormai spiegata, quindi si tende a vedere fuori ciò che ci portiamo dentro e con tematiche collettive diventa un caos inestricabile.

Cara Frida, eri una grandissima empatica e hai sofferto le pene di un destino forte, intenso, che ha lasciato un segno indelebile, infatti, che piaccia o meno, sei entrata nell'immaginario collettivo di un'epoca...e non te ne fregava niente, Frida TI AMO.




venerdì 4 gennaio 2019

4 gennaio 2019: Sant Ermete





Una delle difficolta' piu' grandi del vedere, e' quella di imparare a tacere. Quando comprendi che i demoni esistono realmente e godono nel generare sofferenza a chi li disturba, impari a non guardare. I demoni infatti hanno tutto un loro modo di agire e sfruttano i canali aperti per muoversi e saltare da una persona all'altra, come fossero scimmie. Altra caratteristica dei demoni e' quella di fare gruppo compatto e scagliarsi contro chi li minaccia. In questo senso, l'essere umano diventa veramente un burattino da manovrare ed e' scioccante vedere quanto precise e puntuali siano le conferme a questa cosa, una volta che l'hai vista. 
Ma si sa, il diavolo fa le pentole ma non i coperchi...
Portiamo impresso nel corpo, nei tratti del volto, nella luce che emerge dagli occhi quello che siamo.
La fisiognomica non e' una stupidaggine. 
Anche le mani parlano.
In realta' tutto parla, portiamo nel corpo i segni di cio' che ci attraversa, e le nostre azioni sono tutte registrate, ed e' bello arrivare a questa certezza, e' un balsamo che cura la ferita di dover subire, tacere e magari prendersi anche le colpe di essere quello che non sei.
Nel gioco delle parti, tutti vogliono fare la parte dei buoni...lo stronzo (o la stronza) non lo vuole fare nessuno...
La Coscienza e' una cosa Seria, il percorso spirituale e' un percorso che inizia quando la personalita' e' stata lavorata a lungo e l'ego ha subito molte morti...
per il resto ci sono i cinepanettoni e il narcisistico afflato a dimostrare di essere nella luce....

sabato 22 dicembre 2018

THE DAY AFTER

Oggi, 22/12/2018 è il giorno dopo il Solsitizio d'Inverno 2018 che, in quanto Solstizio si ripete da quando la terra esiste e cioè da molto prima che comparisse l'uomo sulla Terra. In quanto 2018 invece era solo ieri e mai più sarà. Quindi chi ieri ha in qualche modo ravvisato che era un momento importante in quanto ricorrente, c'era.
Chi non ha avuto tempo, era a far la spesa, a fare i regali, a chiudere i conti, a fare i conti, a disperarsi e chi più ne ha più ne metta. MA chi ieri c'era e magari leggendo queste parole comprende quello che scrivo, sa di cosa sto parlando.
E adesso voglio dedicare al lettore matto che ha avuto la pazienza di leggere fino a qui, un'epifania natalizia, che non vuole essere che quello che è: un'epifania natalizia.
Ti auguro serenità e gioia:
Il problema dello schema relazionale è affar serio e sta tutto nella difficoltà a passare da uno schema all'altro. se si considera che i rapporti tra le persone avvengono sempre secondo precise modalità, anche se esse sono tossiche per entrambi, uscire da quel binario è impossibile o estremamente difficile per una caratteristica costituzionale dell'essere umano che il maestro George Ivanovich Gurdjieff aveva definito: meccanicità.
C'è anche da dire che chi lascia il vecchio per il nuovo sa quello che lascia (anche se fa schifo) ma non sa quello che trova. E' su questo punto che a mio avviso si snoda il problema del futuro. Nel momento in cui non sei tu che devi lasciare il vecchio ma è il vecchio che muore e lascia te, ti si aprono una rosa di possibilità di reazione delle quali solo una è nefasta, ed è quella che fanno tutti o quasi: aggrapparsi al vecchio che muore.
Certo, si dirà: e il nuovo che avanza dov'è?
C'è ed è ben presente, solo che necessitava di una palestra di schiaffi enormi per essere visto e aggiungo: purtroppo.
Questo è il male, secondo me. 

giovedì 13 dicembre 2018

SANTA LUCIA. Un contributo alla Causa





Oggi è Santa Lucia.

La luce in questo momento dell'anno è al suo minimo, l'oscurità è al suo massimo...Santa Lucia, la notte più lunga che ci sia.
Il quadro che rappresenta Santa Lucia che compare all'inizio di questo artico lo feci all'alba di un 13 Dicembre. Dopo una notte strana, mi alzai che era ancora buio e il quadro si impose. Non sapevo cosa stavo facendo, e non sapevo niente nè di come farlo nè di che "tecnica" usare...le mani andavano da sole. In meno di un'ora si era manifestata questa figura che mi guardava, con una candela bianca in mano e uno sguardo che veniva da lontano, mi osservava e sembrava parlarmi silenziosamente. Subito mi resi conto che questo non era un quadro nato da me ma qualcosa mi aveva attraversata ed aveva voluto manifestarsi attraverso di me. La sua somatica mi affascinò da subito somiglia molto ad altre figure che si trovano spesso nelle chiese ma anche fuori. A Barga, dove vivo, c'è una piccola testa scolpita nel muro di una strada, qui la conoscono tutti come "Scacciaguai" è un'immagine apotropaica della quale è stato detto molto e quindi non mi dilungo in inutili ulteriori spiegazioni o ipotesi, lascio aperta la questione.



Quello che mi preme dire, qui e ora, è il legame che unisce Santa Lucia, a Venere e al famigerato Diavolo e per farlo mi rivolgo sempre alla mia bussola e cioè il Tarot.
Nel Tarot di Marsiglia il Diavolo è rappresentato come un essere alato, dal corpo azzurro, che porta una fiaccola in mano.



 E' un guardiano, un portinaio, una figura che sta a guardia del piano alto, il piano celeste, il piano del Cielo, è la carta XV che blocca l'accesso al XVI, la Maison Dieu, la CASA DIO.
Perchè ha una torcia in mano? La torcia serve a fare Luce, il Diavolo infatti, come si vede dalla carta, ha occhi da tutte le parti, vede in ogni piano e proprio per questo, per questa spietata capacità di vedere e reggere il peso della vista, può fare luce, portare allo scoperto, smascherare. In questo senso non è così cattivo come lo si dipinge ma anzi, svolge una funzione necessaria e indispensabile e cioè quella di andare a vedere dove nessuno osa (osare infatti è una delle sue parole chiave), fa quello che nessuno ha coraggio di fare ed ha la forza di sostenere la consapevolezza che nasce dalla spietatezza della realtà manifesta.
Il Diavolo è Lucifero, il portatore di Luce.
E Venere? Sappiamo che questo pianeta è ben visibile in due momenti della giornata, all'alba e al tramonto e per questo prende il nome di Venere Lucifero (all'alba, infatti annuncia la Luce del giorno) e Venere Vespero (alla sera e annuncia l'arrivo della notte, notte nella quale continua a brillare e a portare la sua luce di bellezza, come un balsamo che cura le ferite e che infonde forza e consolazione a chi ha la sensibilità di rivolgere gli occhi al cielo e sentire di essere parte di qualcosa di più grande e infinito).
Venere è anche il pianeta della Bellezza e della femminilità.
E Santa Lucia?
Santa Lucia è rappresentata in molte icone con una fiaccola in mano, proprio come il Diavolo del Tarot di Marsiglia! 



 La versione che la vuole con gli occhi nel piatto è la più tristemente nota ma anche quella che svia il profondo significato della sua funzione e mette l'accento su particolari sadici di torture inquisitorie che sinceramente hanno fatto il loro tempo e di fronte ai quali non è ancora stata presa una seria e definitiva posizione di condanna da parte dell'autorità che dovrebbe assumersi la responsabilità del proprio passato.
Si preferisce accecarla e ricordarla con un'immagine di sofferenza e di morte piuttosto che venerarla nella sua funziona divina di portatrice di luce.
Sembra proprio che la funzione di portare luce sia invisa alle forze contrarie e in effetti è proprio così, "l'oscurità è ostile a chi ama la Luce" dice il grande Franco Battiato.
Per concludere questo articolo che vuole essere solo un piccolo contributo alla Causa, dico che oggi si sta per chiudere l'anno 2018 che è stato un anno impegnativo da tanti punti di vista e credo di poter dire con una buona percentuale di esattezza che l'anno che verrà sarà caratterizzato dalla costruzione di una nuova realtà basata su valori di Luce,Cooperazione e Amore, valori legati a quello che nel Tarot è definito Sesto Raggio Cosmico, di cui ho ampiamente parlato in un ebook appena pubblicato su Amazon dal titolo: Quaderni d'artista, Barga portale cosmico orientato. Quindi auguro una buona Santa Lucia a tutti i miei lettori affezionati, a coloro che traggono dalla mia parabola umana e artistica linfa ed energia per poter ben orientarsi in questo delicato momento di TRANSIZIONE. 


domenica 30 settembre 2018

Un ritratto di artista:Pamela Colman Smith




Scrivere un articolo su Pamela Colman Smith non è cosa facile. La storia di questa artista del secolo scorso infatti potrebbe rientrare tranquillamente in quel genere che oggi viene definito "noir".
Ripercorrere questa storia significa sentire il sangue di Pamela che ancora scorre e chiede qualcosa di simile alla giustizia. Una giustizia però diversa, una giustizia in un certo senso "superiore".
Pamela Colman Smith è conosciuta principalmente per aver illustrato il mazzo di tarocchi che attualmente viene più usato e cioè il mazzo di Edward Waite. Nel '900 è stato il mazzo più celebre.
Certamente è bellissimo perchè Pamela era una grande artista ed aveva una mano veramente felice nel disegno.
Le sue illustrazioni infatti, di una modernità incredibile (uno stile che evoca l'odierno Manara, con echi deliziosamente liberty e rimandi a Dorè) sprigionano una fantasia e immaginazione che tradiscono l'essere medianico di questa donna.

La sua bravura era comunque riconosciuta se fu lo stesso Yeats a introdurla nell'ordine della Golden Dawn. Subito dopo la sua entrata, l'ordine si scisse in due parti e lei aderì a quella retta da Arthur Edward Waite, che dirigeva il nuovo tempio di Iside- Urania.





La prima volta che sentii nominare Pamela Colman Smith fu durante i corsi che seguivo sul Tarot, tenuti a Milano da Philippe Camoin.
Ricordo che rimasi molto colpita dal fatto che dopo aver finito di disegnare il mazzo, pare "impazzì" e fu rinchiusa in un ospedale psichiatrico, ma su questa storia non si trova nessuna notizia. La cosa certa è che scrisse una lettera al suo mentore Alfred Stiegliz nella quale diceva, a proposito del mazzo di Waite, che aveva finito un grande lavoro per pochissimi soldi.
Quindi sappiamo che fu retribuita poco per il lavoro svolto che lei sapeva essere di grande qualità e il successo che il mazzo continua ad avere è dovuto principalmente (se non completamente) alle immagini disegnate da Pamela.
Il modo in cui morì poi, è di quelli destinati a lasciare un debito insoluto...morì nel 1951.....

Una parabola impegnativa per un'artista che non smise mai di credere nel suo lavoro e in se stessa.

La vita di Pamela apre a numerose riflessioni.
Personalmente non posso fare a meno di confrontarmi con la figura di questo interessantissimo personaggio semi-sconosciuto, per svariati motivi. Primo tra tutti il suo essere donna e artista, un connubio difficile oggi, figuriamoci a cavallo del secolo scorso. L'ambiente della Golden Dawn, in cui Pamela fu introdotta, non doveva essere un posto particolarmente aperto nei confronti della donna, ma lei, come sappiamo, aderì alla parte del nuovo tempio di Iside-Urania. Perchè? Perchè era diventata amica del signor Waite, il quale le commissionò di disegnare il mazzo di tarocchi di cui ho parlato sopra, ma c'è un'altro motivo più sottile.
Pamela era infatti una potente sensitiva, lo si capisce dalla sua venere natale, nel segno dei pesci, un segno cristico (e quindi di salvezza), che ci dà un'importante chiave di lettura per comprendere bene il destino di questa Anima incarnata. Il nome del tempio in cui entrò poi, dice molte cose.
Il fatto che siano stati degli uomini a fondare un tempio che prendeva il nome da due donne o meglio sarebbe dire, da due degli aspetti più alti dell'essenza femminile, ci dice che l'ambiente in cui entrò Pamela era comunque attento al lato femminile della realtà. Peccato però che fosse pur sempre una visione maschile e, purtroppo, utilitaristica.
La tentazione di sostituirsi al Creatore per plasmare e creare nel vero senso della parola la parte femminile della realtà, è grande nell'uomo. Personalmente credo sia un moto egoico profondo e grave e la storia di Pamela mi spinge a concludere che questo genere di atteggiamento sia purtoppo quasi sempre una pagliacciata di facciata.
Da quello che si comprende leggendo la biografia di Pamela infatti, alla sua morte nessuno dei membri della Golden Dawn si presentò al funerale (il signor Waite era già morto come anche il signor Crowley) e la sua tomba non si sa dove sia. Questo fatto è molto grave all'interno di un ambiente magico-esoterico come quello di cui stiamo parlando. 
Il momento della morte infatti, costituisce il momento più importante nella vita di un essere umano e il modo in cui si lascia questa vita, se guardato dalla giusta prospettiva, contiene informazioni fondamentali per comprendere meglio anche la parabola di vita appena trascorsa.
Sappiamo che Pamela morì a 73 anni in seguito alla sua conversione al Cristianesimo. Questo è un dettaglio importantissimo che finora è sfuggito e che credo sia arrivato il momento di approfondire.
Il fatto che questa donna abbia sentito l'esigenza di qualcosa di più alto, lo dice chiaramente l'amarezza che nasce dal seguire la sua parabola, che non può essere definita "discendente". Pamela infatti riceveva conferme continue della sua bravura, sapeva di essere un'artista qualificata. Non era questo il suo problema. Il suo problema reale erano i soldi. Pamela infatti, che ricordiamo aver vissuto per 40 anni con la stessa compagna di vita, non veniva retribuita abbastanza per la qualità dell'opera che svolgeva e questo può essere il motivo principale per cui accettò di entrare nel tempio di Iside-Urania del signor Waite. Questo sospetto è rafforzato dalle parole deluse che Pamela disse al suo mentore e di cui prima abbiamo fatto citazione.
Prima di proseguire è doveroso fare una breve precisazione. Lungi da me il voler relegare la parabola di Pamela a una questione sessita. Sarebbe troppo facile infatti dare la colpa al maschio cattivo e prepotente che detiene il potere e sfrutta la donna, nella sua essenza, in ciò che a lui manca e cioè il lato mistico-sensitivo. Lungi da me anche il voler lanciare una croce addosso a qualcuno, il lancio della croce infatti è uno sport che lascio volentieri a chi non ha un punto di vista.
Il mio intento è semplicemente quello di fare un ritratto di Donna, come io lo sento, senza pretendere di avere ragione ma solo per spingere il più possibile a una riflessione seria, che nel nostro tempo assume un'importanza capitale.
Vivamo infatti in un secolo in cui la donna è chiamata a una presa di coscienza che significa essenzialmente un guardarsi dentro, risolversi e rendere al mondo ciò per cui dovrebbe essere stata creata, in un'ipotesi creazionistica che non mi trova per niente in disaccordo.
Sappiamo che Pamela, nel 1911 si convertì al Cattolicesimo e creò una casa vacanze per sacerdoti cattolici. Una scelta bizzarra e interessante che ci racconta molte cose.
Delusa probabilmente dal fallimento della sua entrata nella Golden Dawn, dalla quale sperava di ricavare quel benessere economico che le mancava e che lei sapeva di meritare in quanto brava professionista nel mestiere di illustratrice prima che artista, si era convertita. L'atto di conversione, soprattutto per una persona che ha le esperienze che Pamela aveva, non nasce solo da una questione di tornaconto e utile. Provenendo dalle file dell'esoterismo più forte sicuramente una conversione deve essere vista anche e soprattutto dal punto di vista di ricerca spirituale...di ricerca di quella luce che proviene necessariamente da una fonte più alta, una fonte "super partes".
Una donna sensitiva e mistica, queste cose le comprende senza ombra di dubbio. Se la conversione le abbia portato quella luce di cui lei, come tutti, aveva bisogno, non possiamo saperlo dai dati della sua vita.
Pamela infatti morì in povertà e tutti i suoi effetti personali, compresi i disegni, furono venduti per saldare i debiti che aveva contratto.
La sua compagna non ricevette nulla, compagna che ricordiamo le rimase accanto per 40 anni.

Una storia amara, di quelle da dimenticare perchè ricordarle equivarrebbe a sollevare veli pesanti, iniziare riflessioni pericolose, che presuppongono per prima cosa una capacità di intelligenza e discernimento che non è facile raggiungere.
La cosa che posso dire io, da studiosa del Tarot di Marsiglia, è proporre un confronto tra la versione del "matto" presente nel Tarot e quella nel mazzo di Rider Waite, precisando che questo confronto fu luminosamente suggerito da Philippe Camoin durante i corsi. Quindi io mi limito a riproporre una riflessione che, nel tempo, non ha mai perso in me la carica di importanza che possiede e credo sia una riflessione doverosa da fare, dal momento che il mazzo di Waite è uno dei più usati ancora oggi.
Nel Tarot di Marsiglia la carta del matto, che ricordo non ha numero, rappresenta l'Anima che intraprende il viaggio di ritorno verso la meta rappresentata dalla carta XXI e cioè il Mondo. Il matto del Tarot di Marsiglia è un personaggio che cammina, con un sacco in spalla e si muove in direzione sinistra destra. Da questo punto di osservazione non è separabile da quello che è stato definito "mandala Camoin", la disposizione cioè dei restanti 20 Arcani in tre file da sette carte ognuno, che rappresentano le tappe del percorso che l'anima si accinge a fare nella vita. Tappe difficili perchè la via dell'Anima (quando ritorna a casa) è sempre la più complicata, in quanto si oppone al flusso discendente che l'ha attratta verso la materia.



(Il Matto del Tarot di Marsiglia, versione di Nicolas Conver)


(Il matto dei tarocchi di Rider-Waite, disegnato da P. C. Smith)


Il matto del Tarot di Marsiglia è spinto da un cane, che è anche un demone, azzurro (il colore della pelle di un'altro arcano importante del mazzo, il numero XV, Le Diable, ma anche il colore del cielo).
Nel mazzo di tarocchi di Rider Waite,al contrario, il matto è raffigurato come un bel giovane slanciato, con la testa ornata da un copricapo piumato, il sacco in spalla, un fiore bianco in mano, il volto rivolto al cielo, che cammina in direzione contraria a quella del matto del Tarot di Marsiglia, senza guardare dove mette i piedi,pericolosamente verso l'orlo di un precipizio...un cane bianco lo accompagna festoso...facile immaginare che se niente fermerà la sua spensierata follia, precipiterà di sotto.
Questo raffronto semplice, che ognuno può fare senza alcuno sforzo, basta osservare i disegni delle due carte, contiene un monito importante e anche una chiave di volta all'interno del contesto esoterico nel quale il Tarot si inserisce.
Le origini del Tarot di Marsiglia infatti sono avvolte nel mistero, sicuramente risalgono a conoscenze veicolate dai padri del deserto. Ci sono molte ipotesi a proposito e personalmente ho una mia idea in merito, idea che non mi interessa divulgare perchè contribuirebbe solo a creare maggiore confusione nella testa del lettore digiuno di certi argomenti.
La cosa che invece mi interessa sottolineare perchè inerente alla vita di Pamela è il fatto che a questa artista medianica fu commissionato di disegnare un mazzo che nasceva dalla mente di un grande esoterista del passato, il quale aveva dato una sua personale visione dei 22 arcani, visione che ha condotto Pamela in psichiatria, o almeno così pare. Questo è un fatto da sottolineare e un monito da lanciare a tutti coloro che, attirati dalla bellezza ed eleganza indiscussa dei disegni, si lasciano ispirare da questo mazzo e magari lo usano anche per rispondere a domande di inconsapevoli consultanti.












mercoledì 19 settembre 2018

Illusioni, fraintendimenti, interpretazioni nel percorso spirituale.


Parlare di questo tema corrisponde ad un atto che, in termini di percorso spirituale, ha una sua Responsabilità.
Troppo facile infatti assumere un atteggiamento oppositivo nei confronti dell'oppositore...
La prima domanda che mi sorge, nell'accingermi a portare una testimonianza viva di quello di cui sto scrivendo, è: cosa vuol dire "percorso spirituale"?
Già questa domanda apre a una rosa di risposte che definire "mistica" equivarrebbe a evocare potenti proiezioni di significati, corrispondenti a esperienze che poco hanno a che fare con ciò di cui sto parlando.
La curiosità che muove la domanda potrebbe allora essere concentrata sull'aggettivo "spirituale", cosa si intende con questa parola?
Spirituale è tutto ciò che attiene allo "spirito", inteso comunemente come ciò che si contrappone alla "materia". Contrapposizione che, a ben vedere, non esiste, infatti la fisica quantistica lo ha detto che tutto è materia a livelli diversi di densità e (quindi) vibrazione.
Quando si tira in ballo il termine "spirituale" si dovrebbe immediatamente associare il termine "fraintendimento", non con intenti polemici o di fazione, ma solo per il riconoscimento dell'importanza del discernimento in ambito di "percorso".
Ed ecco che ci riallacciamo alla domanda di partenza: cosa si intende per "percorso spirituale"?
A questo punto il lettore attento starà sperimentando una specie di "brain storming", così è stato definito il momento in cui il mentale inferiore inizia a non reggere più.
Questo è un rischio serio in qualsiasi vero percorso, basti pensare alla parabola di Nietsche.
Non è una questione di "follia", troppo facile sarebbe bollare la questione con questa definizione e fortunatamente una parte di scienza della mente e del suo funzionamento, ha intrapreso percorsi di studio che all'epoca erano considerati pionieristici e quindi avversati (basti ricordare il rapporto tra Jung e Freud).





I disturbi neuropsichici legati allo sviluppo spirituale sono stati segnalati da un grandissimo psichiatra del passato: Roberto Assagioli.
Assagioli ha il grande merito di aver detto che non tutti i pazzi sono mistici e non tutti i mistici sono pazzi e che se un mistico vero viene curato come un pazzo in realtà viene reso pazzo e questo è il gioco dell'avversario prestato alla psichiatria.
Nel libro mai abbastanza riletto Il maestro e Margherita, Bulgakof affronta questo tema attraverso la letteratura.



Cercare di districare la matassa di lana caprina che emerge inevitabilmente nel momento in cui si tira in ballo la parola "spirituale" equivarrebbe ad avere un moto di follia divina, credibile ai miei occhi solo all'interno di una realtà di stampo francescano e con francescano intendo qualcosa di scalzo e felice.
Il percorso spirituale è difficile.
Questa è la prima cosa che non dovrebbe mai mancare di essere ricordata a tutti coloro che pensano che la spiritualità non abbia un prezzo. E' da questa difficoltà che nasce la necessità di testimonianza e l'afflato reale alla condivisione.
In questo punto del percorso, l'ego dovrebbe essere già stato raffinato al punto di essere docile e complice. Quando avviene, per me significa che il percorso è vero. Diciamo che il maestro si riconosce dalla prova che sta affrontando e la necessità drammatica di "maestri" è una delle urgenze principali del tempo che viviamo. Inoltre in un percorso spirituale tradizionale, la figura maschile del maestro è necessaria in quanto punto fermo intorno a cui ruotino potenti energie di elevazione.
Interpretare il percorso spirituale significa secondo me, parlare di se stessi fino ad un certo punto e poi seguire una strada che si perde nella Luce.